Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi.
Eraclito
La casa d’aste Apollo Art Auctions dovrebbe vendere un elmo ben conservato a un prezzo elevato. Il simbolo dell’antica guerra greca e la sua sopravvivenza nel tempo.
Nell’antica Grecia ornava la testa di grandi guerrieri antichi, come Leonida o Achille. In seguito è diventato l’antenato di tutte le uniformi o armature in uso ancora oggi e molto spesso adorna le case dei collezionisti. Scolpito con rame e stagno protegge quasi la maggior parte della testa, lasciando aperti solo gli occhi e la bocca, è una testimonianza dell’arte e della maestria degli antichi greci.
Un oggetto del genere, semplice e quasi intatto dal tempo, è pronto per essere venduto da Apollo Art Auctions nel centro di Londra. Secondo il sito ufficiale della casa d’aste, la vendita è prevista per sabato 25 gennaio alle 13.00 per l’elmo e per altri 498 oggetti del periodo classico greco, romano e non solo.
La galleria Apollo Art Auctions ha dichiarato che questo elmo di bronzo risale a circa il 500-450 a.C., il che significa che si tratta di un elmo esistito durante l’età dell’oro di Pericle. Il prezzo di partenza è già di 26.000 sterline e si stima che possa raggiungere un prezzo finale compreso tra 60.000 e 90.000 sterline.
“Un elmo greco in bronzo raro ed estremamente ben conservato, molto probabilmente associato a un soldato spartano, che offre un piccolo scorcio sull’artigianato dell’antica Grecia”, ha dichiarato a Live Science il direttore della casa d’aste Ivan Bonchev.
Secondo quanto riportato, l’opera proviene da una collezione privata ed è stata verificata dall’Art Loss Register che non è il prodotto di un furto di antichità.
Gli elmi sono infatti considerati un marchio di fabbrica dell’antica Grecia. Secondo quanto scrive Anthony Snodgrass, professore di archeologia all’Università di Cambridge, nel suo libro del 1998 “Weapons and Armour of the Greeks”, tali elmi erano utilizzati dai guerrieri di molte città-stato della Grecia, tra cui Sparta.
La sua diffusione si può osservare nelle numerose sculture greche antiche ornate di elmi, nelle anfore dell’epoca, mentre è caratteristica anche la figura della dea Atena, che appare principalmente con un elmo. In seguito, anche i Romani mostrarono rispetto per questo particolare oggetto, sviluppandolo nelle proprie armature, ma anche inserendolo nelle proprie sculture.
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Secondo gli esperti, gli elmi corinzi riducevano la visione periferica dei soldati e la loro capacità acustica, poiché coprivano la maggior parte del viso, lasciando il vuoti solo per gli occhi e la bocca.
In seguito si sono evoluti, avendo aree più aperte nella loro costruzione, e molti erano decorati con crini di cavallo sulla parte superiore, dipinti con forme geometriche, sopracciglia e persino creature mitologiche.
Tipico del valore e dell’unicità di questi elmi è la vendita più costosa effettuata per un elmo simile il 28 aprile 2017 dalla casa d’aste Christie’s di New York. In quell’occasione, un elmo di tipo calcedonio, più leggero, in quanto dava maggiore “libertà” al soldato, ma anche decorato con più dettagli, è stato venduto per oltre un milione di dollari.
Fonte: stampa estera
https://www.asterios.it/catalogo/liliade-o-il-poema-della-forza
“La forza trasforma chiunque da essa venga toccato”. Questa è per Simone Weil l’essenza del contenuto dell’Iliade. Nel poema omerico non si narra tanto l’eroismo nella battaglia o le fantastiche ingerenze degli dei nei casi umani. L’Iliade è piuttosto il poema della Forza e del potere che essa ha da una parte di portare alla rovina chi la esercita e dall’altra di pietrificare e ridurre a cosa chi la subisce. Allo stesso tempo, nel dispiegarsi tragico della forza e nella dismisura della volontà che l’accompagna, la violenza e la sopraffazione trovano il loro pareggio nella pietà e nell’amore, ma non nel perdono: il greco non conosce infatti questa ambigua categoria propria della cristianità. Ed è grazie a questa cruda verità, in cui l’uomo viene riportato alla sua finitezza, che la grande narrazione fondativa dell’occidente, si mantiene nella luce del mito. L’occhio di Omero guarda e narra con imparzialità quasi divina le violenze e le alterne sventure tanto degli Achei quanto dei Troiani. Lo stesso occhio, attraverso lo sguardo di Simone Weil, osserva, in un processo di attualizzazione del mito, tanto lucido quanto partecipe, l’avvicinarsi della tempesta europea. Con questo sguardo, “divenendo simili a Dei”, come diceva Goethe, la Storia, in una sorta di sospensione temporale, raccontando se stessa diviene profetica.
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