L’eccezione morale della destra
La destra sembra perennemente interessata/afflitta da quella che definirei, bonariamente, una “eccezione morale”: proprio nel momento in cui vanta la tutela ed il perseguimento di valori superiori dal punto di vista umano e sociale (ci mancherebbe!), come quelli della libertà individuale, per esempio, pur nell’accezione egoistica e mancante della visione globale dei rapporti umani ed economici che le è caratteristica, fornisce giustificazione a vessazioni e mistificazioni di varia natura, nonché a “deroghe” autocompiacenti. Esempi ce ne sono moltissimi, basta sfogliare un giornale qualsiasi in una qualunque giornata. Il recente disegno di legge Sicurezza, criticato dall’ONU, è emblematico. Ma c’è anche l’avvallo alle stragi di Gaza, ammantato anche da improbabile certificazione di credibilità nazionale. La provenienza, peraltro, è quella, solita ed improbabile, dell’antisemitismo storico e del complottismo collegato.
Insomma, prove di “fascismo democratico”, come le definisce scientificamente Sergio Segio, non più tardi di qualche giorno fa, su “il manifesto”. Il mancato rispetto delle scomposte promesse elettorali pre-governative, a proposito di pensioni, per esempio, è passato in sordina (strano, eh!?), affondato com’è nella valanga di banalità convenzionali che si affastella impudicamente intorno al “corretto”, “politicamente corretto”, “follemente corretto” e “quant’altro corretto”. Pastura per giornalisti e scrittori, magari anche per professori, e questo mi dispiace di più. La mediocrità impazza, così come la povertà dell’analisi. Verrebbe da dire che si tratta, fatalmente, del dispiegarsi importante del post-berlusconismo, con le sue semplificazioni che foraggiano il potere politico ed economico. Insomma, l’ingiustizia sociale non è in agenda e non lo sarà.
Niente di nuovo, però fa male. Qualche giorno fa un filosofo (!) in televisione definiva così il “politicamente corretto”: “non avere il coraggio di dire le cose”. Quindi sarebbe la destra ad avere il coraggio di dirle, le cose? Non penso proprio: si veda, ad esempio, la sempre mancata presa di distanza dal fascismo storico, con i suoi crimini, anche quelli collegati al confine orientale, visto che siamo al fatidico “Giorno del Ricordo”. Non ce la possiamo fare: dovremo sopportare ancora le volute omissioni e distorsioni storiche, e quanti vi si oppongono potrebbero essere (e facilmente lo saranno) tacciati di “negazionismo”. Quanta fatica! Era impercettibilmente più simpatico il mitico “Fonzie” di “Happy Days” quando non riusciva a scusarsi.
Verrebbe da dire che la correttezza, quella vera, non piace e non è mai piaciuta alla destra, ma le cortine fumogene formate da pseudovalori sì. “Stiano a casa loro!” docet. Quanto hanno precorso i tempi “Elio e le Storie Tese”, che alla fine della canzone “Parco Sempione” (album “Studentessi”, 2008) facevano dire: “L’integrazione va fatta a tutti gli effetti senza se, senza ma, basta che ognuno stia a casa propria!”!
A proposito di stampa, la schiera dei giornalisti che si spendono per la difesa indiscriminata di un governo di destra prominente sembra aumentare, anche se forse così non è, in quanto costoro trovano semplicemente più spazio sulla stampa. Ma non li vedete, nei talk-show in cui solo di striscio m’imbatto, così attenti e dinamici e scattanti, con la loro imperitura aria di sufficiente superiorità? La difesa acritica e indiscriminata del potere (vigente!) non è una novità per la destra, certamente, cortigiani compresi. La mobilitazione mirante alla denigrazione di qualunque discorso che contenga il termine “antifascismo” offre occasione di fruttuosa ed importantissima occasione di “lavoro” per costoro, magari “spoilerata” da titoli elegantissimi e molto imparziali sui giornali che sappiamo.
Comunque, alla fine si arriverà al “redde rationem” dell’economia. E non si capisce perché non ci siamo ancora arrivati! I migranti (pardon, clandestini) evidentemente irrorano ancora i bellissimi pensieri di lor signori e dei loro sentimentali elettori.
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