Il rapporto tra cucina, la Legge “νόμος” e la Democrazia: i 2.500 anni di suvlaki (spiedino)

Fin dall’antichità, l’arte della cucina è stata legata alla religione e considerata sacra. La carne dei sacrifici veniva divisa in porzioni uguali in modo che tutti i credenti potessero condividerla equamente: a tutti veniva data una porzione equa cotta su piccoli spiedini.

Questa volta ho pensato che sarebbe stato bene trattare un argomento che fornisse nutrimento al nostro spirito. Vedremo cosa può avere a che fare la cucina con la democrazia.

La prima cosa da tenere presente è che nell’antica Grecia il consumo di carne era soprattutto un fatto religioso. Si sacrificava ritualmente l’animale e poi se ne mangiava la carne, come un fatto di “comunione”. Quindi, tutti i presenti al sacrificio facevano “comunione” e vi partecipavano. La preparazione della carne spettava al cuoco, mentre il servitore preparava i tavoli della sala, l’area speciale di ogni tempio destinata all’alimentazione dei fedeli. (Qualcosa di simile si fa ancora in molte parti dei nostri paesi in Grecia e l’Italia: il giorno della festa del santo patrono del villaggio, dopo la Divina Liturgia, si fa una grande festa. A questa festa, a cui partecipa tutto il villaggio, viene offerto gratuitamente del cibo, cucinato appositamente per l’occasione. I festeggiamenti si svolgono su grandi tavoli, comuni a tutti).

Possiamo notare che fin dall’antichità l’arte della cucina era legata alla religione ed era considerata sacra. Era quindi necessario che la carne dei sacrifici animali fosse divisa in porzioni uguali, contenenti in egual misura sia tagli buoni che di seconda scelta, in modo che, distribuita a caso ai fedeli, tutti partecipassero in egual misura al sacrificio.

Sembra che nei sacrifici prevalesse la mania dell’imparzialità e uguaglianza, e soprattutto gli Ateniesi furono sempre molto sensibili a queste questioni. Per questo possiamo dire che fu durante questo lungo processo che venne posta la prima pietra della democrazia: fu allora che si cominciò a parlare di isonomia, cioè di equa ripartizione (“ίση νομή”, dal verbo “νέμω”, che significa “dividere, dividere in parti”), ben prima che si facesse riferimento alla democrazia, cioè al potere del popolo, allo Stato demos della Pòlis. L’isonomia è un insieme di idee che inizia con il verbo “nemo”, che ha un legame diretto con la legge della carne, la spartizione della carne del sacrificio, ed è legato a un altro derivato di questo verbo, la parola “legge” “νόμος”. Così, quando i tirannicidi “abbatterono la tirannia” ad Atene, portarono nella loro città l’isonomia, la legge del Tempio di Dio, non la democrazia. Così, con l’insistenza degli Ateniesi sull’uguaglianza nei sacrifici, i cittadini che rivendicavano il loro diritto al cibo chiedevano automaticamente un diritto al potere e alla gestione del bene comune. Nasce così l’ecclesia “εκκλησία”, la Chiesa, la testimonianza pubblica fondata sulla solida base della giustizia “Legge” divina, del potere dei cittadini della Pòlis di essere eletti e attivamente partecipi alla gestione del bene comune.

Quando, poco dopo, Cleistene instaurò la democrazia, trasformò le porzioni uguali in quote uguali di terra. Sembrava più un giusto distributore che un rivoluzionario popolare, e in questo modo il popolo divenne la forza portante, materiale e spirituale, della società — Pòlis — democratica.

Un ultimo, ma importante dettaglio: la carne dei sacrifici veniva distribuita ai fedeli tagliata e arrostita su piccoli spiedi. Non è difficile capire quanto sia radicato l’amore della gente greca per il suvlaki, ma anche per l’agnello che viene arrostito allo spiedo a Pasqua…, la festa più grande dell’amore, della risurrezione e della speranza di una vita migliore ed eterna.

Fonte: Il gastronomos (Kathimerini.gr), rivisto da AD.

________________________

Immagine della prima di copertina: Vergina. Il murale della caccia nella tomba di Filippo II. Rappresentazione innovativa di un capolavoro. È il più importante e grande dipinto del mondo classico finora scoperto.


https://www.asterios.it/catalogo/utopistica

Utopistica è la scrupolosa valutazione delle alternative storiche, l’esercizio del nostro giudizio sulla razionalità materiale dei possibili sistemi storici alternativi. E’ la valutazione equilibrata, razionale e realistica dei sistemi sociali umani, dei vincoli alle possibilità che si presentano loro e degli spazi aperti alla creatività umana. Non il volto del futuro perfetto (e inevitabile), ma quello di un futuro alternativo, verosimilmente migliore e storicamente possibile (ma lontano dall’essere certo). È dunque, allo stesso tempo, un esercizio di scienza, politica ed etica.