Un altro rapporto sul genocidio di Israele. Ancora silenzio e complicità da parte dell’Occidente liberale
John J. Mearsheimer
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha pubblicato un lungo rapporto intitolato “Anatomia di un genocidio”. Come indica il titolo, il documento descrive in dettaglio il genocidio israeliano in corso a Gaza.
Nonostante l’abbondanza di prove che dimostrano la barbarie di Israele, l’Occidente liberale non solo non fa praticamente nulla per fermarla, ma è addirittura complice del genocidio. Dove sono tutti quegli accademici, attivisti, giornalisti e politici liberali che hanno trascorso gran parte della loro vita adulta predicando i diritti umani e le virtù dell’ordine internazionale liberale? Sono assenti ingiustificati di fronte a uno dei più grandi crimini dei tempi moderni.
Alex Lo, illustre editorialista del South China Morning Post, coglie nel segno nel suo recente articolo intitolato: “Il mondo occidentale ha già scavato la propria tomba nella guerra di Gaza”. E continua: “Permettendo a Israele di dare libero sfogo al suo impulso genocida, la maggior parte dei leader delle nazioni sviluppate ha superato una linea rossa morale che non può essere cancellata”.
I seguenti tre paragrafi di Lo sono particolarmente degni di nota:
“La censura più straordinaria viene esercitata in molti paesi occidentali, ma soprattutto negli Stati Uniti e in Germania, per mettere a tacere chiunque cerchi di dire ciò che tutti già sanno che sta accadendo in Palestina. Non è un caso che i due paesi che sfruttano maggiormente l’Olocausto come educazione civica universale siano i due paesi che più attivamente consentono che un vero e proprio genocidio venga commesso e mostrato in diretta sui nostri schermi e sulle pagine dei social media”.
“Zittire le grida delle vittime affinché gli assassini possano continuare il loro massacro, e criticare questo fatto è considerato un discorso di odio razziale contro gli assassini e i loro apologeti. Chi fa questo?”
“L’Occidente si preoccupa più dei sentimenti dei macellai che della vita e dell’incolumità delle vittime. La ‘civiltà’ occidentale ora suona come un controsenso”.
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Non mi risulta che Vladimir Putin e Xi Jinping abbiano preso una posizione netta e denunciato con voce alta e rigore morale il genocidio dei palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Il loro silenzio dura da molto, moltissimo tempo, come di tutto “il collettivo occidentale”.
L’“illustre” Alex Lo, difende il modello del capitalismo della sorveglianza e dell’innovazione cinese — e fa il suo mestiere — dando tutta la colpa al morto o già in tomba “mondo Occidentale”. Ma, di questo mondo in tomba, il suo mondo è parte attiva e integrante.
Vladimir Putin, caduto nella trappola degli occidentali, che da sempre hanno voluto impossessarsi — con le buone o le cattive — di questo immenso e ricchissimo paese che è la Russia attuale, vincerà in quella che lui chiama “l’operazione speciale” al prezzo di condividere il suo “capitalismo speciale” fatto di enormi ricchezze, con quello cinese povero e quello occidentale in crisi di astinenza.
La brutalizzazione mondiale alla quale stiamo assistendo passivi e impotenti e per molti di noi del tutto indifferenti, è la prova tangibile della crisi totale, profonda e irreversibile del sistema-mondo moderno che non è materiale o solo tale, ma riguarda prima di tutto la nostra umanità, la nostra dignità, smaschera la nostra falsa e ipocrita egoistica esistenza.
Il “mondo Occidentale” è entrato definitivamente nella tomba nel “secolo breve, l’era dei grandi cataclismi” e della inaudita violenza, trascinando con sé, nella sua follia, tutto il resto del mondo che, con arroganza, sopraffazione e criminale presunta supremazia, religiosa e politica, aveva lui stesso volontariamente creato. La sua resurrezione richiederà un lungo periodo di putrefazione e — si spera — di penitenza.
AD




