Questa domanda ontologica politicamente cruciale, posta da Platone, è stata taciuta e ignorata da Tucidide, Demosthenes, Niccolò Machiavelli e dai cosiddetti realisti politici del XX secolo. Gli Ateniesi di Tucidide distrussero i Milesi in nome e per il bene della politica del potere (power politics), ma, alla fine, nonostante la loro cinica fede nella “politica del potere”, o piuttosto a causa di essa, commisero un errore distruggendo i Milesi. Il fatto di non aver riflettuto a fondo sulla questione ontologica dell’interesse costò caro agli Ateniesi anche a livello pratico, militare e politico.
I Milesi avvertirono gli Ateniesi che, con questa politica, si sarebbero fatti nemici non solo i loro alleati/sudditi, ma anche coloro che erano neutrali e non la pensavano in questo modo. La risposta cinica e arrogante degli Ateniesi fu che l’avversione dei loro alleati/sudditi avrebbe semplicemente dimostrato la loro forza. Questa dimostrazione di “hybris” da parte degli Ateniesi portò alla rovina, poiché, pochi anni dopo, gli Ateniesi (con questa mentalità e come corruttori del sistema politico internazionale) furono sconfitti in Sicilia.
Allo stesso modo, nel “Primo discorso di Olinto”, Demosthene sosteneva che il politico deve essere realista e prendere decisioni invece di discutere, ma il suo cinico realismo non gli assicurò la vittoria storica contro i suoi avversari, poiché fu sconfitto da Filippo II di Macedonia. La logica della Realpolitik cinica di Demosthene non lo salvò. Machiavelli, nel suo libro “Il Principe”, abbraccia una concezione realistica e utilitaristica della politica e, per questo motivo, il suo libro è molto apprezzato dai sostenitori della Realpolitik, dai cinici opportunisti, dai nazionalisti e dai mafiosi.
Tuttavia, gradualmente, Machiavelli si rese conto che questo atteggiamento non era sufficiente per garantire il successo storico e, alla fine, nel suo libro “Dissertazioni sui primi dieci [libri] di Tito Livio”, mitiga e affina alcune delle affermazioni formulate ne Il Principe. Questo libro, in cui il pensiero politico di Machiavelli è più maturo, è spesso ignorato o trascurato dai sostenitori della Realpolitik.
L’«interesse nazionale» nella Realpolitik
Inoltre, nel XIX e XX secolo, l’esercizio della Realpolitik come fine a se stesso da parte delle grandi potenze del sistema internazionale ha prodotto vari mostri politici, guerre e violenza politica, che spesso hanno avuto conseguenze tragiche a scapito degli stessi sostenitori e applicatori della Realpolitik. La domanda ontologica di Platone è implacabile: “È questo che intendevi per diritto, cioè l’interesse del più forte come lo giudica lui stesso, indipendentemente dal fatto che gli convenga o meno?”.
Tucidide ha sollevato la questione dell’applicazione pratica della politica di potere e dell’interesse, ma Platone ha sollevato la questione dell’ontologia dell’interesse, cioè ha avvertito i Greci che, prima di lanciarsi nella lotta per la rivendicazione del proprio interesse, devono aver compreso qual è il loro vero interesse, e questa comprensione è un compito filosofico, non politico.
Prima di sostenere la politica dell’«interesse nazionale», dobbiamo definire quale e perché (deve essere) l’interesse. Prima di sostenere un “ordine delle cose”, dobbiamo definire i criteri del passaggio dall’“anarchia” all’“ordine” e, in particolare, le regole (cioè la “struttura”) che (devono) governare i rapporti tra i membri del sistema. Altrimenti, facciamo propaganda (“operazioni psicologiche”), giochiamo alla guerra come bambini (solo con armi molto più pericolose), o formuliamo sciocchezze politiche nel senso più autentico del termine “a-sciocchezze”.
Stanley Hoffmann, professore di Scienze Politiche all’Università di Harvard, ha criticato il modo semplicistico con cui i sostenitori del cosiddetto “realismo politico” interpretano e utilizzano il termine “interesse nazionale”. In particolare, Hoffmann ha sottolineato il fattore della complessità nella definizione dell’“interesse nazionale”, scrivendo quanto segue:
“…la concezione di un interesse nazionale oggettivo e facilmente riconoscibile… è una concezione che ha senso solo in un periodo stabile in cui i partecipanti agiscono con obiettivi limitati, con mezzi limitati e senza consiglieri autoproclamati che sconvolgono le mosse dei giocatori… Oggi, tuttavia, la sopravvivenza è quasi sempre in gioco e i progressi tecnologici hanno stravolto la gerarchia dei fattori stabili… In tali circostanze, le interpretazioni del nazionale diventano quasi completamente soggettive ed è quasi impossibile valutare il peso relativo dei fattori «oggettivi».
(fonte: Stanley Hoffmann, “Contemporary Theory of International Relations”, Englewood Cliffs, NJ: Prentice- Hall, 1960, pag. 33).
Autore: Nikolaos Laos è matematico, filosofo della scienza e membro della Royal Society of Arts. Ha una vasta esperienza internazionale nell’analisi, nella modellizzazione matematica e nella scienza. Il suo sito web accademico personale è https://nicolaslaos-official.gr/.
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