Come oggi: 8 luglio 1963 – Gli Stati Uniti impongono un embargo totale su Cuba

 

Ancora oggi l’embargo è in vigore, rendendolo il più lungo embargo economico unilaterale al mondo. Decine di risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ne chiedono la revoca, ma gli Stati Uniti insistono nella loro politica.

Nell’estate del 1963, gli Stati Uniti d’America compiono uno dei più duri atti di isolamento economico dell’era moderna: l’imposizione di un embargo commerciale totale contro Cuba.

Con questo atto, il governo del presidente John Fitzgerald Kennedy vieta completamente le importazioni e le esportazioni tra i due paesi, con poche eccezioni di carattere umanitario. L’embargo non segna solo la rottura definitiva delle relazioni bilaterali, ma inaugura un periodo di prolungata tensione da guerra fredda nell’emisfero occidentale, che durerà per decenni.

La rivoluzione cubana era stata completata pochi anni prima, il 1° gennaio 1959, quando Fidel Castro e i guerriglieri del Movimento 26 luglio entrarono all’Avana, dopo la fuga del dittatore Fulgencio Batista. Il nuovo governo rivoluzionario si mosse rapidamente verso una trasformazione radicale del Paese: nazionalizzazioni, riforma agraria, eliminazione dell’analfabetismo, ma anche un approccio sempre più aperto verso l’Unione Sovietica.

Washington reagì inizialmente con esitazione, ma ben presto intraprese una politica di scontro frontale. Nell’autunno del 1960, sotto la presidenza di Eisenhower, gli Stati Uniti impongono un embargo parziale, interrompendo le esportazioni di beni industriali verso Cuba, in risposta alle espropriazioni di imprese americane senza indennizzo. Con l’insediamento di Kennedy alla presidenza, questa posizione si inasprì. Nel febbraio 1962 fu annunciato ufficialmente l’embargo commerciale, mentre la decisione dell’8 luglio 1963 lo estese e lo codificò completamente: sono vietati tutti i rapporti economici, le importazioni e le esportazioni, persino il trasporto di merci attraverso paesi terzi.

La decisione si inserisce chiaramente in un più ampio contesto di guerra fredda. La crisi dei missili, nell’ottobre 1962, aveva portato le due superpotenze a un passo dalla guerra nucleare, quando gli Stati Uniti avevano individuato missili sovietici sul territorio cubano. La crisi si concluse con il ritiro dei missili da Cuba e la garanzia degli Stati Uniti che non avrebbero invaso l’isola. Ciononostante, Washington non era disposta ad accettare l’esistenza di un regime filo-sovietico a un passo dalle coste della Florida. L’embargo fu presentato come un’alternativa a un nuovo intervento militare, che la congiuntura internazionale rendeva ormai indesiderabile.

Sul piano interno, il governo americano subiva pressioni da parte delle potenti comunità di esuli cubani che avevano lasciato il Paese dopo la vittoria della rivoluzione. Soprattutto a Miami e in Florida in generale, questi gruppi acquisirono influenza politica e chiedevano una linea dura nei confronti del regime di Castro. Allo stesso tempo, l’anticomunismo continuava a dominare il dibattito pubblico americano, in un momento in cui il Vietnam era ancora all’ombra degli sviluppi e il dogma dello contenimento era dominante.

Per Cuba, l’embargo ebbe conseguenze immediate e di lungo periodo. Da un lato, portò a drammatiche carenze di beni di prima necessità, al ritardo tecnologico e alla dipendenza unidimensionale dall’aiuto economico sovietico. Dall’altro, offrì al regime un potente strumento ideologico: la narrativa dell’“assedio imperialista” divenne il fondamento dell’unità nazionale e della legittimazione del regime.

Tuttavia, l’embargo non raggiunse il suo obiettivo. Il governo di Castro non solo non fu rovesciato, ma si consolidò, sopravvisse al crollo dell’Unione Sovietica e rimase in carica per decenni. Anche dopo la morte di Fidel e l’ascesa al potere di Raúl Castro, la struttura politica è rimasta pressoché immutata.

La longevità dell’embargo costituisce una peculiarità storica. Sebbene nel periodo 2014-2016 l’amministrazione Obama abbia tentato un avvicinamento a Cuba, ripristinando le relazioni diplomatiche e allentando alcune restrizioni, questa politica è stata quasi immediatamente invertita dall’amministrazione Trump.

Fonte: stampa estera.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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