Come oggi: 15 settembre 1935 – Vengono promulgate le leggi razziali di Norimberga

 

L’Europa non reagì con forza, lasciando che il regime nazista continuasse senza ostacoli l’escalation delle misure contro gli ebrei. Negli anni successivi, l’isolamento degli ebrei si estese a tutti gli ambiti della vita: restrizioni al lavoro, alla residenza e alle transazioni quotidiane, che portarono infine alla violenta espulsione e alla “Notte dei cristalli” nel 1938 e, successivamente, al loro sistematico sterminio durante la seconda guerra mondiale.

L’approvazione di queste leggi significò l’esclusione ufficiale degli ebrei dal corpo della nazione tedesca: da cittadini a pieno titolo erano stati trasformati in un elemento estraneo, legalmente isolato.

Il 15 settembre 1935, nell’ambito del VII Congresso del Partito Nazionalsocialista a Norimberga, il regime di Adolf Hitler istituì le famigerate leggi di Norimberga, che sarebbero diventate il fondamento della politica razziale del Terzo Reich.

La loro approvazione non fu casuale. Norimberga era stata scelta come sede dei congressi annuali del partito nazista, dove il regime metteva in mostra in modo organizzato la sua forza e la sua ideologia attraverso parate, discorsi e raduni di massa. Nel settembre 1935, Hitler decise di dare forma giuridica a ciò che fino ad allora si era manifestato principalmente attraverso sporadici episodi di violenza nelle strade e campagne propagandistiche: la discriminazione razziale e l’antisemitismo.

Le leggi di Norimberga avevano due parti principali. La prima, la “Legge sulla cittadinanza del Reich” (Reichsbürgergesetz), stabiliva chi era considerato cittadino tedesco e chi era escluso dalla comunità politica. In questo modo, agli ebrei venivano negati i diritti politici fondamentali e la piena cittadinanza, il che li rendeva di fatto stranieri politici nello Stato tedesco.

Il secondo elemento, la “Legge per la protezione del sangue tedesco e dell’onore tedesco” (Gesetz zum Schutze des deutschen Blutes und der deutschen Ehre), vietava i matrimoni e le relazioni extraconiugali tra ebrei e ariani, ponendo limiti istituzionali alle relazioni interpersonali e rafforzando la discriminazione a livello sociale e familiare.

L’approvazione di queste leggi significò l’esclusione ufficiale degli ebrei dal corpo della nazione tedesca: da cittadini a pieno titolo erano stati trasformati in un elemento estraneo, legalmente isolato.

Le leggi di Norimberga costituirono la codificazione di una concezione che già dominava la quotidianità e la coscienza di molti tedeschi, “contaminando” lo Stato e la lettera della legge con il linguaggio stesso del razzismo.

Questa svolta giuridica non avvenne all’improvviso. Dal 1933, con l’ascesa di Hitler alla cancelleria, erano state precedute da esclusioni degli ebrei dal settore pubblico, dalle università, dai tribunali e dall’esercito. Erano stati organizzati boicottaggi nei negozi ebraici, mentre la famigerata «Notte dei lunghi coltelli», nel luglio 1934, aveva dimostrato la determinazione del regime a eliminare senza remore i propri oppositori.

Tuttavia, nel 1935 la leadership nazista mirava a qualcosa di più: dare un carattere ufficiale e “legittimato” all’ideologia razziale. Le leggi di Norimberga costituirono quindi la codificazione di una concezione che già dominava la vita quotidiana e la coscienza di molti tedeschi, “contaminando” lo Stato e la lettera della legge con il linguaggio stesso del razzismo.

Allo stesso tempo, Hitler fece in modo che il VII Congresso non si limitasse a dichiarazioni retoriche, ma imprimesse anche istituzionalmente la sua visione del mondo.

La scelta del momento non fu casuale: pochi mesi prima, la Germania aveva violato il Trattato di Versailles ripristinando il servizio militare obbligatorio, fatto che aveva provocato reazioni internazionali e rafforzato la necessità del regime di riunire la popolazione attorno a sé.

In questo clima, la persecuzione degli ebrei offriva un modo facile per presentare l’unità del “corpo popolare” e legittimare le discriminazioni già applicate nella pratica.

A livello internazionale, le reazioni furono limitate. Alcuni media stranieri espressero disapprovazione, ma i governi scelsero di non esercitare pressioni concrete su Berlino.

L’Europa non reagì con forza, lasciando che il regime nazista continuasse senza ostacoli l’escalation delle misure contro gli ebrei. Negli anni successivi, l’isolamento degli ebrei si estese a tutti gli ambiti della vita: restrizioni al lavoro, alla residenza e alle transazioni quotidiane, che portarono infine alla violenta espulsione e alla “Notte dei cristalli” nel 1938 e, successivamente, al loro sistematico sterminio durante la seconda guerra mondiale.


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