Questa è la quarta e ultima parte di uno studio a cui sto lavorando da un po’. Fornisce una critica completa del modello sovranazionale di integrazione dell’UE, analizzando le sue carenze strutturali, economiche e geopolitiche. Evidenzia il modo in cui l’UE e la moneta unica, lungi dal rendere l’Europa più forte, più competitiva e più resiliente, hanno aperto la strada alla crisi economica e alla stagnazione, hanno peggiorato le disparità economiche e hanno contribuito alla perdita di competitività, all’emarginazione geopolitica e alla decadenza democratica.
Fondamentalmente, lo studio sostiene che il fallimento del progetto dell’UE non è radicato nella mancanza di integrazione – e sicuramente non può essere risolto ricorrendo a “più Europa” – ma piuttosto risiede nell’integrazione sovranazionale stessa. Si conclude che le carenze strutturali dell’UE sono irreparabili entro i confini del suo modello esistente e mette in discussione la fattibilità del sovranazionalismo come un valido approccio di governance in un ordine globale multipolare e guidato dallo Stato.
Nella prima parte ho analizzato i dati empirici sull’integrazione economica dell’UE, che mostrano una stagnazione o un calo delle prestazioni economiche post-integrazione rispetto alla tendenza pre-integrazione. Ha evidenziato come il mercato unico non è riuscito a stimolare la crescita del commercio intra-UE o del PIL; come l’eurozona ha sottoperformato rispetto ai membri non appartenenti all’UE all’euro e ad altre economie avanzate; e come la divergenza nei risultati economici tra gli Stati membri si è intensificata, contraddicendo le promesse di convergenza.
Nella seconda parte ho offerto una critica approfondita del fallimento della moneta unica, dettagliando come spoglia gli stati membri della sovranità monetaria senza adeguati meccanismi compensativi. Ho evidenziato questioni strutturali, come l’incapacità di gestire gli shock economici e le crisi del debito sovrano, nonché le implicazioni politiche dell’euro, dove la Banca centrale europea esercita un potere sproporzionato sui governi nazionali.
Nella terza parte, ho spiegato come le norme fiscali e statali restrittive dell’UE inibiscono la politica industriale. Contrasto con questo con il successo delle strategie industriali guidate dallo Stato in altre economie come gli Stati Uniti e la Cina, sottolineando come la posizione anti-interventista dell’UE ostacoli la competitività e l’innovazione.
In questa parte, esplorerò come le politiche imperfette amplificano le sfide strutturali dell’UE. Ad esempio, la risposta dell’UE alla guerra Russia-Ucraina, incluso il disaccoppiamento dall’energia russa, ha esacerbato il declino industriale. Nel frattempo, l’allineamento con le strategie guidate dagli Stati Uniti contro la Cina rischia di indebolire ulteriormente la competitività dell’UE.
Il futuro dell’Europa dipende dallo smantellamento dell’UE — terza parte