La guerra fredda non finì mai
La persistenza degli Stati Uniti e della NATO nella strategia di contenere, emarginare e indebolire Mosca, anche dopo che il grande antagonismo ideologico della Guerra Fredda era svanito, non era solo radicato nella geopolitica, ma aveva anche una potente dimensione culturale-ideologica – vale a dire, il desiderio delle élite occidentali, e soprattutto americane, di punire la Russia per aver sfidato il capitalismo globale anglo-americano per quasi un secolo:
La rivoluzione russa fu un profondo trauma psicologico e ideologico per le élite occidentali. Tuttavia, per cogliere la sua eredità duratura, dobbiamo anche considerare le sue implicazioni geopolitiche per l’Occidente – e soprattutto per l’establishment anglo-americano – molto prima che iniziasse formalmente la Guerra Fredda. Se i bolscevichi non avessero preso il potere nel 1917, è molto probabile che la frammentazione del già fatiscente impero zarista sarebbe andata molto oltre. Il probabile risultato avrebbe assomigliato a quello dell’Austria-Ungheria: una costellazione di deboli stati-nazione matura per la dominazione occidentale.
Invece, i bolscevichi hanno creato un nuovo stato unificato – l’Unione Sovietica – animato da un’ideologia che ha sfidato direttamente l’espansionismo occidentale. Questa è la storia alterata. Come sostiene il politologo tedesco Hauke Ritz, la rivoluzione ha ritardato, forse di un secolo, la formazione di un ordine imperiale occidentale unificato sotto la guida anglo-americana. Trasformando la Russia nel centro di un sistema mondiale alternativo – e, dopo il 1949, un nucleare – imponeva gravi limiti alla potenza occidentale.
Nonostante le sue contraddizioni interne, l’esistenza dell’URSS ha limitato l’imperialismo occidentale in più modi. La sua posizione anticoloniale ha ispirato i movimenti indipendentisti in Asia, Africa e America Latina. Inoltre, la sua semplice presenza ha costretto le élite occidentali a moderare il capitalismo in patria, dando origine allo stato sociale e alla democrazia sociale. Mai il capitalismo era stato così umano come durante i decenni in cui il socialismo si ergeva come sistema rivale.
Il crollo dell’Unione Sovietica offrì all’Occidente una straordinaria opportunità di cancellare l’eredità del 1917 – per ripristinare la gerarchia globale che la rivoluzione aveva interrotto. Ma come suggerisce Ritz, le élite occidentali, e in particolare americane, nutrivano un profondo risentimento storico nei confronti della Russia per aver rinviato la supremazia geopolitica degli Stati Uniti di diversi decenni. Da questo punto di vista, la Russia non poteva semplicemente essere “perdonata” o autorizzata a rientrare nel sistema occidentale come se nulla fosse accaduto. Anche dopo che l’Unione Sovietica non c’era più, doveva essere punita per la sua sfida. Così, quando finalmente arrivò la possibilità di smantellare la potenza della Russia negli anni ’90, l’impulso non era la riconciliazione ma la vendetta.
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