La mappa dei datacenter del 2025 rende visibile una contraddizione centrale dell’economia digitale: la promessa di smaterializzazione si appoggia su una delle infrastrutture più materiali del nostro tempo. La crescita della domanda di dati non si ferma, ma la capacità fisica di sostenerla — in termini di energia, spazio, acqua e regolazione — richiede un equilibrio che oggi è tutt’altro che garantito. La sfida per i prossimi anni sarà mantenere la velocità dell’innovazione senza superare i limiti del sistema che la sostiene, un po’ come guidare un’auto elettrica ad alta velocità controllando costantemente l’autonomia residua.
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Quando ho iniziato la pubblicazione di acro-polis.it (7 Aprile del 2022) il consumo energetico sotto forma di elettricità dei datacenter a livello globale era circa uguale al consumo della Finlandia e inferiore a quello delle miniere di bitcoin sparse in paesi con il clima molto freddo. Oggi il consumo supera quello del Giappone. Il filantropo, affarista ed ex-verde Bil Gates sta costruendo il suo datacenter e contemporaneamente una piccola centrale nucleare per far fronte al consumo di energia. Non ci ha spiegato ancora da dove si fornirà delle enormi quantità di acqua che servono per il raffreddamento sia della centrale che del datacenter.
I beduini del golfo persico che di energia hanno tanta vogliono diventare il centro globale dei datacenter con i loro capitali e quelli degli autocrati globali. E’ l’unico modo per non essere bombardati e privati della loro ricchezza.
Le guerre per l’energia e le risorse continueranno finché la Trojka Globale (USA, Cina, Russia) non si metterà d’accordo non sulla spartizione e le zone d’influenza che sono concetti obsoleti e dannosi ma la gestione in comune sempre conflittuale, monopolistica e autocratica del bene comune — per loro — che sono l’energia e le risorse.
E se il bene comune diventasse di tutti? Difficile ma, l’utopia ci serve per non spegnere di tutto la candela della speranza.
AD
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