Come interpretare il conservatorismo contemporaneo?

 

È fondamentale analizzare con occhio critico il fermento ideologico che accompagna la banalizzazione del discorso della destra per poter definire delle risposte politiche adeguate. È quindi nell’ottica di una conoscenza scientifica, ma anche nell’imperativo normativo di «conoscere il proprio avversario», che occorre prendere sul serio gli intellettuali e le idee della destra.


La lettura di acro-polis.it, Quotidiano di idee, per la Libertà, la Pace e la Giustizia sociale e climatica è gratuita, ma la pubblicazione non è gratuita, ha dei costi. Anche se non ti piace tutto il contenuto: aiutaci a rimanere Paywall-free ♥.  Contribuisci acquistando i volumi delle nostre collane di acro-pòlis libri su carta, e delle edizioni di www.asterios.it che puoi ordinare alle Librerie della tua città, che sono luoghi di cultura e conoscenza e che devi diffendere sempre. 



 

https://www.asterios.it/catalogo/democrazia-ferita

Colpo su colpo, una nuova serie all’interno della collana dei volantini, per restituire i colpi e non subirne più. Una collana che intende sferrare colpi rapidi e incisivi contro ogni forma di dominio, di autoritarismo, di violenza e di sopraffazione che limita la Libertà, la Pace e la Giustizia sociale e climatica. 


In memoria di Eleni Varikas (1949-2026)

 

Parlare della banalizzazione del discorso della destra[1], in un contesto di vittoria elettorale e ideologica, sta diventando di per sé sempre più banale. Ma il fermento ideologico che lo accompagna esprime e supera al tempo stesso le riconfigurazioni della destra e dei suoi intellettuali. Lo sguardo analitico su questo fermento è tanto più cruciale in quanto determina in parte le risposte politiche da dare.

Il recente rinnovato interesse per le idee e gli intellettuali della destra, in particolare dal secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, è evidente sia in ambito accademico[2] e mediatico, sia all’incrocio tra questi due ambiti[3].

In tutto questo, sembra emergere una discussione sul modo di studiare le idee e gli intellettuali di destra e sul posto da loro occupato nell’analisi dei cambiamenti radicali del mondo contemporaneo, in particolare il processo di fascistizzazione a cui stiamo assistendo[4].

Politologi che studiano da diversi anni gli intellettuali conservatori[5], con questo testo desideriamo dare un contributo a questa discussione[6]. Questo contributo consiste in particolare nel proporre di comprendere ciò che chiamiamo politiche intellettuali conservatrici e di chiarire come sia possibile studiare gli intellettuali che alcuni ricercatori e commentatori definiscono reazionari, che noi chiamiamo più specificamente conservatori, per ragioni che saranno chiaramente esposte più avanti.

Perché e come studiare le idee e gli intellettuali della destra?

Di quali idee e di quali intellettuali stiamo parlando? Cominciamo con una constatazione. Una nebulosa di think tank, riviste e università, sempre più interconnessi da una decina d’anni e da entrambe le sponde dell’Atlantico, mette in luce una serie di figure intellettuali, individuali o collettive, che gravitano attorno ai principali leader politici di estrema destra.

Ideologi della sfera “MAGA”, vicini a Donald Trump e soprattutto al suo vice presidente J. D. Vance; ai partecipanti alle conferenze “NatCon” (National Conservatism), organizzate dal 2019 da una rete di think tank e riviste che comprende la Edmund Burke Foundation di Washington, il Mathias Corvinus Collegium (MCC) di Budapest, la rivista The European Conservative e Nazione Futura; passando per i relatori di una conferenza come quella intitolata “La battaglia per l’anima dell’Europa”, organizzata dal think tank MCC di Bruxelles, si nota una certa varietà di profili. L’intellettuale conservatore – che è principalmente di sesso maschile – può essere un accademico, un editorialista o un saggista, un membro di un think tank, un attivista della società civile conservatrice impegnato nella difesa della famiglia “tradizionale” presso le organizzazioni internazionali, un parlamentare con una certa predisposizione all’intellettualità, o anche un po’ tutto questo insieme.

Parliamo qui di «intellettuali» perché questi attori politici e sociali, nonostante la loro diversità di status, dedicano una parte considerevole della loro attività alla produzione e alla diffusione di idee, sotto forma di pubblicazioni, interventi mediatici e pubblici, ma anche molto spesso in qualità di consiglieri del principe, partecipando all’elaborazione di beni simbolici politici (slogan, parole d’ordine, manifesti, programmi politici).

Iscrivendosi in una filiazione scientifica che va dalla sociologia delle idee alla teoria politica e alla storia intellettuale, basandosi su autori come Pierre Bourdieu e Quentin Skinner, è possibile comprendere questi intellettuali e le idee che contribuiscono a produrre e diffondere in una prospettiva non eroica, eliminando i giudizi di valore (Che cos’è un “vero” intellettuale? Una “vera” idea?), per interessarsi a questo oggetto di ricerca in quanto rivelatore di dinamiche più ampie.

Cosa possiamo imparare e comprendere in questo modo? Un processo di riconfigurazione ideologica delle destre, che contribuisce al crollo del “cordone sanitario” e alla normalizzazione dell’estrema destra.

Prendere sul serio gli intellettuali e le idee della destra significa quindi dotarsi dei mezzi per comprendere questo processo, con l’obiettivo di acquisire conoscenze scientifiche, senza allontanarci da un imperativo normativo: imparare a «conoscere il proprio avversario».


Un testo che abbiamo pubblicato nel lontano 1999, letto poco, studiato poco e, per nostra sfortuna, comprato poco! Resistere… 

https://www.asterios.it/catalogo/la-destra-estrema

Si sta aprendo in Europa una nuova stagione di successi per l’estrema destra? Le recenti affermazioni elettorali dei populisti in Austria e Svizzera potrebbero preludere a fenomeni analoghi in altre parti del vecchio continente? La destra estrema dello storico austriaco Willibald Holzer fornisce alcune utili chiavi metodologiche per analizzare e comprendere, anche in prospettiva, caratteristiche e possibili sviluppi dei movimenti di estrema destra in Occidente. La destra radicale – è la tesi di Holzer – crea il proprio orizzonte culturale secondo canoni precisi e individuabili: la tradizione spontaneista, un forte irrazionalismo e la mistica dell’azione sono elementi costantemente rintracciabili nella sovrastruttura simbolica di cui i gruppi estremisti e xenofobi si sono sempre nutriti. Ma ancor più determinante è un dato che emerge dall’analisi della realtà strategica e della prassi di questi movimenti: la destra estrema, pur nella varietà delle sue numerose famiglie, è definita, secondo lo studioso austriaco, da caratteristiche storiche, politiche e anche comportamentali riconoscibili, che tendono a ripresentarsi con andamento più o meno carsico.


Farlo in una prospettiva non eroica significa anche interrogarsi sui canali di circolazione e di influenza delle idee (sono appropriate per i leader politici? Se sì, in che modo?), ma anche comprendere gli intellettuali e il loro lavoro come oggetto di altre considerazioni: la difesa di interessi materiali (si pensi ad esempio a Peter Thiel, “capital-risker” e imprenditore); l’accumulo di capitale simbolico e culturale, attraverso il riconoscimento come “pensatore” o “teorico”; la mobilitazione politica e l’arruolamento elettorale.

A livello di analisi, si tratta di comprendere il lavoro intellettuale all’intersezione tra diversi spazi sociali.

Politiche intellettuali conservatrici

Proponiamo di comprendere il successo (editoriale, mediatico) degli intellettuali conservatori non come il frutto del loro solo talento, ma come il prodotto di trasformazioni (parzialmente autonome) degli spazi di produzione culturale e ideologica, che si tratti dell’università, dei media o dell’editoria. Se il “gramsciismo di destra” e la strategia metapolitica appaiono come invarianti ben condivise tra Francia, Stati Uniti, Italia o Polonia, questi paesi, oggetto delle nostre analisi comparative in corso, hanno anche in comune il fatto di aver conosciuto, in misura e con modalità diverse, evoluzioni dei loro spazi mediatici caratterizzate da un aumento significativo della disponibilità di contenuti di estrema destra, che si tratti di media privati ideologicamente marcati (CNews, Fox News); dall’ascesa dei media alternativi o di “controinformazione”, in particolare online; o dalla presa di controllo dell’audiovisivo pubblico da parte del potere esecutivo, come in Polonia tra il 2015 e il 2023. La pressione esercitata sulla RAI, l’audiovisivo pubblico italiano, dall’arrivo al potere di Giorgia Meloni, rientra in un movimento simile.

La concentrazione della proprietà dei media e dell’editoria, parallelamente alla creazione di think tank e riviste, ha offerto a questi intellettuali una cassa di risonanza e ha proiettato alcuni di loro in carriere di intellettuali pubblici di primo piano. Si pensi a Éric Zemmour, che ha potuto sfruttare il suo successo come cronista, editorialista e saggista per lanciarsi nella corsa alle elezioni presidenziali del 2022; o a Curtis Yarvin, passato dallo status di oscuro blogger sotto pseudonimo (Mencius Moldbug) a quello di influente ideologo alla Casa Bianca, dopo diverse apparizioni di rilievo in programmi televisivi condotti da mercanti di idee di estrema destra come Tucker Carlson e Charlie Kirk.

Il grado di vicinanza di questi intellettuali ai partiti politici di destra varia notevolmente da un paese all’altro. In Polonia, il filosofo Ryszard Legutko, figura di spicco del conservatorismo intellettuale dopo il 1989, ha ricoperto per 15 anni la carica di eurodeputato per il partito Diritto e Giustizia (PiS), di cui è stato una figura di spicco. In Italia, la porosità tra lo spazio politico e quello intellettuale ha permesso sia a Francesco Giubilei, un giovanissimo intellettuale che pretende di impiantare un conservatorismo radicale e che è diventato una figura dell’Internazionale conservatrice, sia a Eugenia Roccella, ex figura di sinistra, ex femminista, giornalista, già ministro sotto Berlusconi, di partecipare al governo Meloni: il primo come effimero consigliere del ministro della Cultura, la seconda come ministra della Famiglia (dal 2022).

Al contrario, e nonostante l’influenza che viene loro attribuita, gli intellettuali della sfera MAGA, che si tratti di neoreazionari come Curtis Yarvin o Peter Thiel, di post-liberali come Patrick Deneen o Adrian Vermeule, o ancora di nazional-conservatori come Yoram Hazony, non occupano posizioni di potere nel partito repubblicano, al Congresso o alla Casa Bianca. In confronto, gli intellettuali francesi che fanno parte delle reti conservatrici europee, come Chantal Delsol o Rémi Brague, sembrano ancora più lontani dalle sfere del potere. Ciò non impedisce a tutte queste persone di leggersi, citarsi e persino incontrarsi regolarmente in occasione di incontri internazionali come quelli citati sopra, anche su iniziativa dei partiti politici rappresentati al Parlamento europeo.

Con “politiche intellettuali conservatrici” intendiamo quindi un insieme di organizzazioni e attori che operano all’intersezione di spazi sociali relativamente autonomi e che contribuiscono a definire le questioni e i beni simbolici legittimi della destra. Queste organizzazioni e questi attori sono plurali e possono entrare in competizione per la definizione di tali questioni e beni simbolici legittimi. Lo stesso vale per l’ideologia conservatrice stessa, che è oggetto di una (ri)appropriazione e di una lotta tra intellettuali conservatori. Non è un caso che Yoram Hazony, promotore delle conferenze “NatCon”, abbia scelto Edmund Burke come patrono della fondazione che ha creato sulla scia della prima elezione di Trump nel 2016, mentre lui stesso era impegnato in un lavoro di dissociazione tra conservatorismo e liberalismo.

Contrastare il liberalismo servendosi di una figura che, al di là del “conservatorismo liberale”, potrebbe essere presentato come incarnazione del pensiero liberale, rivela non solo letture differenziate, perché contestualizzate, ma anche la volontà di ridefinire il conservatorismo, in una logica conforme sia ai suoi fondamenti che alla sua storia, che operano al di là dei tentativi di legittimazione che l’adesione al concetto permette.

Lo studio di queste politiche intellettuali conservatrici richiede un approccio di ricerca attento non solo alle idee, ma anche ai contesti e agli spazi sociali in cui tali politiche vengono elaborate, nonché alla loro dimensione transnazionale e comparativa, tenendo conto della crescente interconnessione tra le destre.

Reazione e rivoluzione

Questa interconnessione si basa su una logica comune: la reazione. Se alcuni hanno potuto sostenere che la distinzione tra conservatorismo e reazione fosse fondamentale, nonostante una certa confusione tra i due termini nella storia delle idee o nella teoria politica[7], una tale proposta pone a sua volta il problema di ignorare le origini del conservatorismo. Questa ideologia non ha una natura autonoma, nel senso che si definisce solo in un rapporto mimetico, simmetrico e inverso rispetto alle altre ideologie[8]. Al di là delle sue varianti, il conservatorismo porta già, da sempre, il segno di un mondo gerarchico in via di estinzione, impossibile da accettare e di cui si tratta di arrestare il declino. Esistono certamente dei reazionari, nel senso più comune del termine, cioè coloro che pretendono il ritorno a un passato idealizzato, che non intendono «conservare» o preservare nulla. Ma questo rifiuto, che si richiama anche a una prospettiva rivoluzionaria, caratterizza anche i conservatori nel momento illiberale che stiamo vivendo e che rivela le disposizioni antiliberali di molti conservatori, nel senso che rifiutano tutte le forme di liberalismo: politico, culturale ed economico. La «rivoluzione» non si oppone quindi alla reazione, né come opposizione logica, né come volontà di rovesciamento.


Novità di Asterios 

https://www.asterios.it/catalogo/le-diverse-rivoluzioni


La storia dell’interbellismo e dell’ascesa dei fascismi storici ci insegna anche che la reazione può rivendicare la rivoluzione. Johann Chapoutot ha ben dimostrato che il nazismo come visione del mondo si inscrive in una lunga storia, quella «delle controrivoluzioni nate a partire dagli anni Novanta del Settecento[9]», caratterizzate dalla loro messa in discussione dell’universalismo. Il nazismo appare così come una reazione volta a «cancellare il 1789 dalla storia». A questo proposito è significativo che Armin Mohler, un ex nazista desideroso di ridare nobiltà a queste idee dopo il 1945, abbia scelto l’etichetta di «rivoluzione conservatrice» per riunire una galleria di autori presumibilmente non compromessi con i fascismi storici, nonostante le evidenti simpatie e la compagnia di alcuni di loro (Martin Heidegger, Carl Schmitt, Oswald Spengler)[10].

Se è innegabile che attori e movimenti conservatori abbiano potuto sostenere la democrazia liberale, in particolare in modo massiccio dopo la seconda guerra mondiale, la radicalizzazione conservatrice e la crescente interconnessione tra le destre dovrebbero portare a considerare questo periodo come una parentesi relativamente circoscritta nella lunga storia del conservatorismo.

Contro il liberalismo

La crescente interconnessione tra gli intellettuali conservatori sembra ruotare attorno a un nemico comune: il liberalismo. La logica del nemico, in una prospettiva schmittiana, prima che questa fosse esplicitamente rivendicata, ha in realtà caratterizzato il conservatorismo. Il grande nemico strutturante del XX secolo è stato ovviamente il comunismo. Con il suo crollo, è stato necessario trovare nuove giustificazioni, concepite come altrettante ragioni di esistere. Ci sono stati, ad esempio, il marxismo culturale, poi la cosiddetta «ideologia di genere», l’ultima incarnazione di questa logica è il «wokismo». Con questi nuovi nemici, anche la cosiddetta vena “liberale” del conservatorismo ha finito per sgretolarsi. Piuttosto che proteggersi, la preoccupazione per la tradizione non ha evitato la perdita di significato. Il totalitarismo è così diventato solo un’etichetta vuota, in una logica di inversione semantica in grado di etichettare tutto ciò che sembra contrario e in contrasto con l’ortodossia conservatrice.


https://www.asterios.it/catalogo/fascismo-eterno-e-fascismo-storico


Attraverso diversi scambi, abbiamo potuto constatare che alcuni possono lamentarsi del fatto che Sir Roger Scruton, figura di un conservatorismo liberale autentico, sia oggi una figura obsoleta del conservatorismo. Bisogna ricordare ciò che egli stesso ha potuto esprimere e incarnare negli ultimi anni della sua vita: che un presunto pentito del neofascismo come Alain de Benoist, pensando alla possibilità del conservatorismo in un momento illiberale, finisca per vedere in Scruton un allontanamento dal liberalismo[11], non rifletta tanto (nel primo come nel secondo caso) gli errori di uomini alla fine della loro vita, quanto piuttosto un pensiero di gerarchia ed esclusione, che invita a combattere un’«Europa emasculata[12] ». Ma la vera novità risiede nel fatto che Scruton abbraccia politicamente il suo tempo, mentre la sua critica dell’arte ha sempre espresso un rifiuto della modernità, una verticalità traducibile politicamente, non ai tempi della Thatcher, ma piuttosto in quelli di Orbán[13].

La matrice inegualitaria

Con questa messa in discussione della modernità liberale, al di là delle potenziali linee di frattura e delle incoerenze della costellazione degli intellettuali conservatori contemporanei, questa nebulosa mostra anche una visione comune del mondo. Dai neoreazionari della Silicon Valley ai nazional-conservatori, dai cattolici tradizionalisti agli ebrei ortodossi, passando per gli antiliberali, gli illiberali o i postliberali, tutti hanno un punto in comune: una visione del mondo profondamente inegualitaria.

Questa celebrazione della disuguaglianza[14], che la pone al centro del progetto politico della destra, valorizza la gerarchia e la riproduzione delle strutture di accumulazione e dominio. Che si tratti di celebrare le differenze tra i sessi, le razze, le culture o le religioni, è la disuguaglianza che tiene insieme questi diversi attori: pagani o atei e integralisti; nazionalisti e patrioti che si ergono a difensori della civiltà occidentale; sostenitori dello Stato forte e fautori della sua distruzione.

Attraverso questa matrice inegualitaria, è in definitiva la democrazia ad essere messa in discussione, non solo dai neoreazionari, ma anche dai nazional-conservatori come Legutko[15] o dai post-liberali come Vermeule[16], che hanno in comune anche la legittimazione e la difesa di soluzioni autoritarie, sebbene queste possano assumere forme diverse. La messa in discussione della democrazia e dei suoi valori, esemplificata dalla matrice inegualitaria del conservatorismo e dalla sua riattivazione senza clamore, porta a questa constatazione: negare o minimizzare la continuità tra conservatorismo, reazione e fascismo non aiuta a comprendere il momento presente. Questa continuità ci sembra osservabile sia da un punto di vista teorico che empirico.

Come interpretare altrimenti la celebrazione del suprematista bianco Charlie Kirk come martire della libertà di espressione da parte di The European Conservative e di diverse figure intellettuali apparentemente meno radicali?

L’appello (rassegnato) di David Engels alle estrema destra europee affinché si schierino (almeno temporaneamente) dietro la bandiera di Donald Trump?

L’invito di Peter Thiel da parte di Chantal Delsol all’Accademia delle scienze morali e politiche?

Certo, Curtis Yarvin, Peter Thiel, Patrick Deneen, Adrian Vermeule, Yoram Hazony non formano un gruppo omogeneo. Tutti sono però habitué delle conferenze “NatCon”, che sono servite anche da piattaforma di lancio per la carriera politica di J.D. Vance. Questi incontri, organizzati alternativamente negli Stati Uniti e in Europa, hanno permesso a questi intellettuali e ai loro omologhi europei di frequentare personalità politiche di primo piano, alcune delle quali oggi sono alla Casa Bianca. Vi hanno partecipato anche diversi leader della destra europea: Nigel Farage, Giorgia Meloni, Mateusz Morawiecki, Viktor Orbán, Marion Maréchal, Éric Zemmour, tra gli altri.

Se da un lato ci si interroga sulla reale influenza di questi intellettuali sui leader politici, dall’altro si può anche invertire la domanda e cercare di definire la loro ideologia sulla base delle loro posizioni rispetto alla politica corrente e di parte. A questo proposito, il sostegno, sebbene talvolta scettico, a leader come Donald Trump o Viktor Orbán, l’approvazione delle loro pratiche di governo autoritarie con attacchi sistematici contro i contrappesi di potere (il sapere, i media, i tribunali), l’assenza di critiche nei confronti delle violenze inflitte agli immigrati o a coloro che sono percepiti come tali, costituiscono indicatori altrettanto illuminanti quanto l’analisi approfondita del loro pensiero politico.

«Conosci il tuo nemico»… ma a che scopo?

Studiare le idee e gli intellettuali di destra è una sfida e sicuramente un compito collettivo. Non siamo i primi a cercare di riflettere su questo contesto di fascistizzazione per affrontarlo meglio. La teoria o la filosofia e la sociologia politica si sono incontrate su questo punto, assumendo la portata normativa del loro discorso, sebbene esprimendolo in modo diverso. La differenza è emersa nel posto da assegnare al «che fare»: costitutivo dell’analisi o necessariamente derivante da essa. Questa stessa distinzione è in realtà una costruzione disciplinare, storica, nazionale, persino discorsiva.

Il grande sociologo tedesco Karl Mannheim ha fatto di questo rapporto tra scienza e politica la base del suo pensiero, ma anche della sociologia, così come ne ha raccontato le origini e come voleva promuoverla: un’attenzione alle forme di dominio e al rinvio all’alterità delle minoranze; un dominio che rimanda alla situazione precaria dello stesso intellettuale, in quanto categoria, allo stesso tempo stimato e rifiutato nel mondo sociale – situazione di cui era consapevole per la sua stessa condizione di ebreo, per i rapporti di potere, cosa che i suoi numerosi studenti, da Norbert Elias a Viola Klein, la sociologa pioniera di ciò che allora non si chiamava ancora genere[17], hanno prolungato a partire dalla propria esperienza come figure dell’alterità.

Una tale situazione suscita il desiderio di intervenire, sulla base delle proprie conoscenze, nei dibattiti del proprio tempo, all’incrocio tra il campo intellettuale e quello politico. In questa prospettiva, assumiamo, sia collettivamente che individualmente, questa posizione fondamentalmente instabile, ma proprio per questo prolifica, dell’intellettuale. Assumiamo il pensiero e l’imperativo di emancipazione che lo anima e lo richiama.

Il modo in cui ricercatori, giornalisti e altri commentatori rendono conto degli intellettuali e delle idee della destra non è neutro, in quanto può contribuire, anche inconsciamente, al successo di strategie politiche, individuali e collettive. Insistere sulla dimensione inegualitaria che accomuna i conservatori, piuttosto che sulla singolarità dei reazionari, significa evitare di costruire spauracchi che minacciano la democrazia liberale, per porre in modo più approfondito la questione delle condizioni dell’emancipazione politica e sociale nelle nostre democrazie contemporanee.

L’antifascismo scomparso: un’ecografia del campo politico

Riflettere sulle condizioni di possibilità della conoscenza, e quindi dell’azione, significa anche evitare lo stupore, il fascino e il voyeurismo nello studio di questo oggetto di ricerca, e partecipare, a modo nostro, alla costituzione di un fronte antifascista. (leggi sopra: L’antifascismo scomparso). Non solo per reagire, a nostra volta, ma per reinventare, reimmaginare un orizzonte politico comune. Di fronte a un’Internazionale conservatrice che ha posto la disuguaglianza al centro del suo programma politico, si tratta di fare spazio a un internazionalismo dell’emancipazione, che cerchi di portare avanti gli ideali ereditati dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione, ovvero la condizione di uguaglianza degli uomini, al di là delle loro differenze di classe, razza e genere. In breve, si tratta di sostenere l’intersezionalità e la convergenza delle lotte. Questo potrà sicuramente sembrare incantatorio. Ma in un contesto di fascistizzazione, è importante dotarsi di una bussola.

Note

[1] Parliamo di «intellettuali di destra» quando ci riferiamo specificamente allo spazio intellettuale; di partiti o figure di estrema destra quando ci riferiamo allo spazio politico; infine di partiti e figure di destra quando evochiamo processi di ricomposizione/riconfigurazione come quello dell’«unione delle destre».

[2] Cfr. in particolare Corey Robin, The Reactionary Mind: Conservatism from Edmund Burke to Donald Trump, Oxford University Press, 2017; Laura K. Field, Furious Minds: The Making of the MAGA New Right, Princeton University Press, 2025; David L. Swartz, The Academic Trumpists. Radicals Against Liberal Diversity, Routledge, 2024.

[3] Arnaud Miranda, Les Lumières sombres : comprendre la pensée néoréactionnaire, Gallimard, 2026; Marlène Laruelle, Jean-Yves Pranchère, Arnaud Miranda, La Pensée réactionnaire est-elle de retour ?, Presses de Sciences Po, 2025; Thomas Charrayre, « Où sont passés les conservateurs ? », La Vie des idées, 20 gennaio 2026.

[4] Tra la ricca letteratura sull’argomento, si rimanda ad Alberto Toscano, Fascisme tardif. Généalogies des extrêmes droites contemporaines, Éditions La Tempête, 2024; nonché al podcast «Minuit dans le siècle» condotto da Ugo Palheta.

[5] Poiché l’intellettuale conservatore è essenzialmente di sesso maschile, facciamo un uso limitato della scrittura inclusiva. Le intellettuali conservatrici sono rare come ideologhe (o imprenditrici ideologiche) nei circoli dominanti.

[6] In particolare, animiamo il seminario «Mobilisations conservatrices» all’EHESS e stiamo preparando un’opera dal titolo provvisorio Vues de droite. Politiques intellectuelles conservatrices (di prossima pubblicazione presso le edizioni Amsterdam). Si veda anche il workshop « Mobilisations conservatrices et réactionnaires » su Politika.

[7] Thomas Charrayre, « Où sont passés les conservateurs ? », La vie des idées, 20 gennaio 2026; « La première histoire des Lumières sombres, une conversation avec Arnaud Miranda », Le Grand Continent, 21 gennaio 2026.

[8] Michael Freeden, Ideologies and Political Theory, Oxford University Press, 1996; Corey Robin, The Reactionary Mind; Eve Gianoncelli, « Les fantasmes de l’anti-wokisme : discours, idéologie, et métapolitique », in Martin Deleixhe e David Paternotte (a cura di), Anatomie de l’anti-wokisme, Éditions de l’Université de Bruxelles, 2026 (di prossima pubblicazione).

[9] Johann Chapoutot, Christian Ingrao, Nicolas Patin, Le Monde nazi. 1919-1945, Tallandier, 2024, p. 25.

[10] «Comprendre la révolution conservatrice : enquête avec Jean-François Bayart», Le Grand Continent, 15 gennaio 2026.

[11] Alain De Benoist, «Conserve What? The Equivocations of Conservatism», Telos, n° 183, 2018.

[12] Roger Scruton, « Europe and the Italian nation », The European Conservative, 13, 2016.

[13] Valentin Behr e Eve Gianoncelli, « The Radicalization of “Intellectual Conservatism” in the Illiberal Moment: The Case of The European Conservative », Journal of Illiberalism Studies, 2025, vol. 5, n° 3.

[14] Pierre-Yves Néron, Seeing Like a Firm: Social Justice, Corporations, and the Conservative Order, Oxford University Press, 2024.

[15] Valentin Behr, « Towards a transnational and social history of anti-liberalism. Insights from the trajectory of Ryszard Legutko », European Politics and Society, vol. 24, n° 3, 2023.

[16] Marie Goupy, « La dictature et l’autoritarisme en tant que spectres. Retour sur la théorie des pouvoirs de crise d’Eric Posner et d’Adrian Vermeule », Droit et société, vol. 114-115, n° 2, 2023.

[17] Cfr. Eve Gianoncelli e Eleni Varikas (a cura di), « Viola Klein, une pionnière », Cahiers du Genre, vol. 2, n. 61, 2016.

Autori

Valentin Behr è un Politologo, ricercatore del CNRS presso il Centro europeo di sociologia e scienze politiche.

Eve Gianoncelli è una Politologa, ricercatrice associata al Centro europeo di sociologia e scienze politiche.

Fonte:AOCMedia


https://www.asterios.it/catalogo/totalitarismo-movimento