“Immaginiamo l’Iran con il controllo di circa il 20% del petrolio mondiale, la Russia con circa l’11% e la Cina in grado di assorbire gran parte di tale offerta. Formerebbero un cartello per privare l’Occidente del 30% del petrolio mondiale. Non serve un’analisi sofisticata per riconoscere le conseguenze catastrofiche: un declino vertiginoso del potere degli Stati Uniti e dell’Europa e uno spostamento globale verso Cina, Russia e Iran.
Gli Stati Uniti si trovano di fronte a una scelta difficile: impegnarsi in uno sforzo a lungo termine per riaffermare il controllo sullo Stretto di Hormuz, oppure accettare un nuovo assetto energetico globale in cui il controllo statunitense non è più garantito.
Se gli Stati Uniti sceglieranno l’accettazione, l’esito sarà chiaro: il sistema internazionale si riorganizzerà con l’Iran come quarto centro di potere globale. Se invece sceglieranno di riaffermare il controllo militare, li attenderà una lunga battaglia, che potrebbero benissimo perdere.
La guerra con l’Iran non è un conflitto militare dal quale gli Stati Uniti possono semplicemente ritirarsi, tornando alla situazione precedente. L’Iran chiederebbe certamente un prezzo elevato per un nuovo accordo con gli Stati Uniti, ma questo prezzo sarebbe sicuramente inferiore a quello di un futuro alternativo. Questa è una guerra trasformativa e, se questi cambiamenti dovessero protrarsi anche solo per qualche anno, l’ordine globale cambierebbe in modo irreversibile”.
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La posta in gioco è alta, molto alta
Lo Stretto di Hormuz è una via navigabile di straordinaria importanza globale. Ma, è solo una via, una rotta che porta a dei cambiamenti di portata impensabile. L’obiettivo finale è il controllo di tutte le immense risorse energetiche del vicino Oriente. Il controllo non per mano di forze esterne ma di forze locali — di tutte le forze locali — di fede musulmana. Ci sarebbe un posto a tavola per Israele? Penso di sì, ma non da capo tavola, però importante, forse alla pari ma non sionista.
Provate a immaginare. Forse questa sarebbe l’unica possibilità di salvezza del popolo ebraico — che stimo molto — dal suicidio, del popolo palestinese dall’estinzione totale, e della gente musulmana dalla nuova e inevitabile colonizzazione.
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