La destra estrema. Profili, caratteristiche, interpretazioni

Si sta aprendo in Europa una nuova stagione di successi per l’estrema destra? Le recenti affermazioni elettorali dei populisti in Austria e Svizzera potrebbero preludere a fenomeni analoghi in altre parti del vecchio continente? La destra estrema dello storico austriaco Willibald Holzer fornisce alcune utili chiavi metodologiche per analizzare e comprendere, anche in prospettiva, caratteristiche e possibili sviluppi dei movimenti di estrema destra in Occidente. La destra radicale – è la tesi di Holzer – crea il proprio orizzonte culturale secondo canoni precisi e individuabili: la tradizione spontaneista, un forte irrazionalismo e la mistica dell’azione sono elementi costantemente rintracciabili nella sovrastruttura simbolica di cui i gruppi estremisti e xenofobi si sono sempre nutriti. Ma ancor più determinante è un dato che emerge dall’analisi della realtà strategica e della prassi di questi movimenti: la destra estrema, pur nella varietà delle sue numerose famiglie, è definita, secondo lo studioso austriaco, da caratteristiche storiche, politiche e anche comportamentali riconoscibili, che tendono a ripresentarsi con andamento più o meno carsico. La più recente stagione di vitalità che l’estremismo di destra sta vivendo è senza dubbio costituita dagli ultimi sviluppi elettorali in Austria e Svizzera, i cui tratti si possono definire etnonazionalisti. Si tratta, secondo Holzer, soltanto dell’ultima variante di un filone che vive, e a volte prospera, almeno a partire dalla fine dell’Ottocento.
L’estremismo di destra, nella lettura che ne fa questo libro, è innanzitutto un fenomeno sociale, ancor più che politico o politicista: storicamente è venuto delineandosi, e tuttora appare, come una variazione del più presentabile conservatorismo borghese delle società occidentali. È un errore allora, in questa prospettiva, considerare la destra radicale di cui facciamo oggi esperienza soltanto come una filiazione delle tradizioni fasciste e naziste europee: a dimostrarlo stanno senza dubbio la vitalità e la pericolosità crescente dell’estrema destra statunitense, di un paese cioè senza alcuna tradizione fascista in senso classico. Anzi, quanto più i “nuovi fascisti” tendono a staccarsi dal passato e a innovare i loro linguaggi, tanto più sembrano mietere successi. Eppure, come intende dimostrare il libro di Holzer, il profilo di questa forma di estremismo, nonostante i tentativi di dissimulare le proprie caratteristiche, è facilmente riconoscibile.

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L’analisi di Holzer parte dalla constatazione che il neoconservatorismo continua a spostare la fragile e sottile linea di demarcazione con l’estremismo di destra: sempre più spesso alcune idee fondamentali nate in quest’ultimo ambito ottengono diritto di cittadinanza e godono di nuova accettazione sociale fino a venire considerate come normalmente appartenenti al bagaglio politico delle democrazie. Per il futuro, par di capire, le occasioni di cooperazione fra estremismo e conservatorismo sono destinate a moltiplicarsi: lo indicherebbe il voto perbenista di cui ha beneficiato Jörg Haider nell’Austria di Holzer. Come dimostra infatti l’esempio austriaco, osservatorio privilegiato dello studioso, la volontà di far regredire gli standard acquisiti di cultura democratica è comune alle varie famiglie della destra europea: “si può e si deve tornare indietro” sembra lo slogan comune in materia di stato sociale, istruzione, accoglienza degli stranieri, asilo e rifugio. In questa direzione neoconservatori ed estrema destra operano concretamente entro le istituzioni e nella società per contenere o impedire ulteriori richieste di emancipazione. Contenimento e limitazione degli spazi di democrazia sono parte essenziale anche delle istanze avanzate dal conservatorismo tecnocratico, oggi grandemente in auge, che punta a uno smantellamento del sistema dei partiti e, in definitiva, delle prerogative di indirizzo dei Parlamenti a favore di una forma di privatizzazione dei processi decisionali.
Willibald Holzer dedica dunque una buona parte del libro alle caratteristiche definitorie della moderna destra estrema. Ci sono tratti, sostiene, che si mantengono relativamente inalterati dalla fine dell’Ottocento. Fra i più interessanti individua il concetto di popolo e comunità nazionale che sta conoscendo senza dubbio in questi anni una seconda giovinezza, spesso caratterizzandosi come reazione, da destra, nei confronti di alcuni aspetti della cosiddetta “globalizzazione”. La minaccia adombrata dal termine “multiculturalità”, l’arrivo di stranieri a infettare la purezza della comunità originaria,
il mondialismo tendente all’uniformazione dei popoli hanno, per la cultura che fa uso di questi concetti, l’effetto di far regredire gli standard di benessere acquisiti. Le paure su cui, tradizionalmente, fa leva qualsiasi destra occidentale sono vive e vegete ovunque e, negli ultimi tempi, anche nel cuore ricco d’Europa.
La destra austriaca e quella Svizzera non si sottraggono certo ai criteri delineati da Holzer: popolo, comunità nazionale, etnocentrismo, esclusione dello straniero, critica della democrazia, antiliberalismo, antisocialismo, tentazioni di darwinismo sociale mascherate dalla mitizzazione del concetto di efficienza ne costituiscono il bagaglio evidente.
L’autoritarismo e la costruzione di uno Stato forte restano gli obiettivi ultimi dell’estremismo di destra, ma anche dei nazionalpopulisti nella versione più accettabile: il fatto che non vengano pubblicamente sbandierati fa parte di una tattica consueta agli estremismi che imboccano la via “del doppiopetto”. Fra le varie interessanti osservazioni di Holzer sulle caratteristiche dell’estremismo contemporaneo, una in particolare riguarda l’uso dell’istituto referendario: mezzo straordinariamente efficace, secondo lo storico austriaco, per aggregare potenziali di protesta, incanalarli in un contesto culturale caratterizzato da concezioni politiche appartenenti alla destra, mettere sotto pressione il mondo politico.
Secondo Holzer – e i fatti sembrano dargli ragione – è il populismo il nuovo terreno su cui l’Europa sperimenta la commistione e la convergenza strategica fra conservatorismo ed estremismo: è qui che si spiega la proliferazione di capi carismatici che si propongono come i soli in grado di conoscere le vere esigenze popolari, mentre i vecchi partiti dimostrano un distacco sempre più grande dalle persone reali.
Un’altra forma ricorrente in cui le caratteristiche di gruppi estremisti all’apparenza assai diversi si presentano riguarda l’organizzazione: i gruppi o i partiti di estrema destra riproducono nella loro struttura l’idea di società che hanno elaborato. I leader, dal Le Pen francese al Bossi padano, all’Haider austriaco, fanno immancabilmente piazza pulita dei loro oppositori interni e di qualsiasi dialettica nelle organizzazioni, forse in una rappresentazione anticipata di un eventuale stile di governo.
Più viva che mai, e più che mai funzionale a un uso politico, è poi l’antichissima figura del capro espiatorio: l’invocazione di un argine all’invasione degli stranieri accomuna e rivitalizza tutte le destre contemporanee, e costituisce il terreno su cui parole come “sicurezza” e “cittadinanza” vanno ad affiancare termini come “tradizione” e “nemico”.
A distinguere drasticamente l’ambito estremista da quello neoconservatore dovrebbe essere la disponibilità all’uso della violenza, ma anche su questo campo l’ambiguità è grande, soprattutto a causa del progressivo inasprimento del linguaggio politico: toni violenti sono sempre presenti nella propaganda, negli slogan, nell’aggressione verbale dell’avversario, con il risultato che un’idea di violenza, anche quando non si traduce in comportamenti effettivi, viene ad avere sempre maggior diritto di cittadinanza. La violenza, allo stato latente, è dunque accettata, spesso auspicata, in modi tali che quando si manifesta davvero risulta più tollerabile anche per la platea allargata dei conservatori.
Anche per questo un’opera di analisi come quella intrapresa da Holzer, descrivendo e in parte sistematizzando le caratteristiche definitorie del pensiero e dell’azione della destra estrema, rappresenta un contributo prezioso per riconoscere il volto estremista anche in chi si professa, magari ogni giorno, un democratico sincero.

L’Indice dei Libri, n°1, 2000.

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