Cinema e politica, divi a confronto: i Lollobrigida

 

“Un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista”. Pier Paolo Pasolini

Cos’hanno in comune oltre il cognome la cantante lirica Lina Cavalieri, ovvero l’attrice Gina Lollobrigida nel film La donna più bella del mondo (1955) e un ministro di questa legislazione repubblicana? Che fanno innamorare, poi se la cantano con in testa le piume di struzzo, così scatta l’empatia trasformata in una prova attoriale di grande comicità. Niente romanticismo o teatro, solo cabaret adattato alla politica. Senza capotreno e alta velocità nei 40 chilometri di distanza tra Gina, la diva da Subiaco e il giurisprudente telematico di Cusanino, Francesco da Tivoli, pure appartenenti alla stessa stirpe, pare cugini di terzo grado. Lei oltre 60 film e – come confessò, violentata da giovanissima –, lui consigliere comunale, assessore comunale, consigliere regionale, Senatore subentrante, capogruppo alla Camera dei deputati e attuale Ministro di Agricoltura, foreste e Sovranità alimentare, pare un milite ignoto della lingua italiana se non si favella nell’amato caciaro. Se Gina dovette subire le ossessionanti avances di Frank Sinatra, lui ha subito la fascinazione del generale Rodolfo Graziani, inaugurando ad Affile (pochi chilometri da Subiaco) un mausoleo tutto Patria Onore e cannoni per aver usato i gas tossici su un ospedale della Croce Rossa durante la conquista dell’Etiopia, poi generalissimo nei 600 giorni della Repubblica Sociale Italiana, dichiarato così “criminale di guerra”, gli valse la presidenza onoraria dell’MSI.

La bella Gina è la bersagliera sulla groppa del somarello in Pane amore e fantasia (1953), lui se il somaro treno non scalpita e corre veloce, gli tira le redini e smonta di sella con un balzo. Lei sempre col somarello irretisce e seduce il maresciallo dei Carabinieri Vittorio De Sica, lui ammaliato dalla rivolta degli agricoltori sul trattore da 70.000 euro, li affianca contro la perfida Europa dei PAC e dei grilli, liberi di attraversare città e autostrade senza che si manifestino Carabinieri o polizia. In Pane, amore e gelosia (1954) ecco i primi screzi, la gelosia è pecoreccia, cioè del figliolo Pecorino romano DOP, allora la sovranità alimentare del ministro si estende a tutti i formaggi da mettere in menù “obbligatori” in tutti i ristoranti…

Ci sarebbe da ubriacarsi se il vino fosse alcool e farebbe pure male ma “Il vino non è alcol, è materia”, destinata a poveri e ricchi anche “se i poveri mangiano meglio dei ricchi perché comprano a pochi chilometri e comprano qualità”. Poveri ricchi, non sentono neanche la siccità, ma “per fortuna la siccità ha colpito le zone del Sud, in particolare la Sicilia, molto meno le zone che producono il valore del vino eccezionalmente rilevante…”, insomma un doppio salto mortale circense ben più efficace di quelli di Gina in Trapezio (1956) senza nemmeno l’appoggio di Burt Lancaster o di Tony Curtis.

Persone troppo seriose, come Donatella Di Cesare, docente di filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, lo ha definito un “neohitleriano”, lui fece bene a portarla davanti a un giudice denunciandola per diffamazione, ma il giudice ha sentenziato “che il fatto non costituisce reato”, insomma quasi a citare un film interpretato della cuginetta Gina: La morte ha fatto l’uovo (1968). Per chi non se lo ricorda è un giallo famigliare in un allevamento di polli…


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