Verso la riproduzione artificiale per tutti. Nuove linee guida per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita in Italia

Il “diritto di avere un bambino” delle persone con sterilità o infertilità da cause organiche o nella maggior parte da cause ambientali, il “diritto di avere un bambino” delle coppie dello stesso sesso e delle donne sole e il problema della denatalità servono come pretesto alla generalizzazione e normalizzazione della riproduzione artificiale. Un processo che non avrà limiti dal momento in cui quando si accetta la logica della riproduzione artificiale la diretta conseguenza è la continua ottimizzazione e implementazione di tutto il processo.

Si inizia da un caso raro, da un’eccezione e via, con la retorica della non discriminazione e il permettere a tutte e tutti di poter accedere alle tecniche di fecondazione assistita e con la retorica che una parte di umanità si sta estinguendo viene costruito un contesto per cui la riproduzione artificiale diventerà il normale modo di venire al mondo. Questo fino a quando ancora saranno le donne a partorire, vicino è il momento dei figli della macchina1. Dai bambini oggetto di un contratto commissionati e comprati con la pratica della maternità surrogata e dai bambini messi al mondo con determinate caratteristiche scelte tramite selezione embrionale, ai bambini CRISP modificati geneticamente e ai bambini ectogenetici. Ancora prima della diffusione, normalizzazione o messa a punto di queste tecnologie di ingegneria genetica bioeticisti e biotecnologi a livello internazionale stanno già discutendo le condizioni di accesso, di uguaglianza e di non discriminazione. Stanno già discutendo come creare accettazione sociale per il primo test dell’utero artificiale su un bambino nato prematuro, stanno già trovando il primo caso raro per cui il “rischio costo – beneficio sia giustificabile”. È la società che dovrà essere cambiata prima dell’introduzione di queste tecnologie profonde, a questo stanno lavorando da tempo. Ma senza andare troppo lontano, anche se è il futuro ectogenetico si avvicina sempre di più, basterebbe soffermarsi alla diagnosi pre impianto presentata come necessaria per far fronte a malattie genetiche gravissime, ma di fatto necessaria e parte integrante delle stesse tecniche di fecondazione assistita che possono produrre anomalie all’embrione. Basterebbe rendersi conto lo scopo per cui è stata messa a punto è la selezione dell’essere umano. L’eugenetica cambia volto, ma rimane nella sostanza la stessa.


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Nell’indifferenza quasi totale a livello internazionale passano molteplici passaggi legislativi e aggiornamenti e revisioni di linee guida solo apparentemente marginali. Solo tracciando il filo che li unisce è possibile comprendere il processo più ampio in cui vanno inseriti. I maggiori comitati bioetici internazionali hanno dichiarato che è accettabile modificare geneticamente un embrione con l’editing genetico, le tecniche di fecondazione assistita sono state risignificate come una responsabilità genitoriale, la nuova legge di bioetica francese ha aperto l’accesso alla PMA alle coppie di donne e fa evaporare la differenza tra la donna che partorisce e l’altra donna, sono arrivate le nuove tecniche ROPA e di trasferimento di DNA mitocondriale che frammentano ulteriormente il processo di procreazione e che rendono l’essere umano un bricolage genetico, è caduto il limite dei 14 giorni per la sperimentazione sugli embrioni, embrioni e feti sono stati equiparati a mere sostanze biologiche (SoHo)2 come tessuti e sangue, l’elenco potrebbe continuare. In parallelo quei casi che, ancora per ora, scuotono: le prime bambine modificate geneticamente, “uomini incinti”, gravidanze ultrasessantenni, donna che fa fecondare il proprio embrione con il seme del figlio deceduto… Abbattere ogni limite, anche la decenza, destabilizzare e riscrivere l’etica della società fino alla sua cancellazione in cui diventerà una mera procedura atta a riconfermare il paradigma da cui verrà prodotta: il laboratorio.

Il vivente come prodotto, disponibile e ingegnerizzabile. La procreazione che diventa riproduzione artificiale, un processo che si può smembrare, analizzare, ottimizzare, un processo in cui l’unione dei corpi diventa superflua, in cui il ventre materno diventa un luogo inadatto e poco sicuro allo sviluppo del feto. La procreazione naturale diventerà prima un’opzione in una gamma di scelte, poi irresponsabile, infine criminale. Sappiamo bene come dietro la presunta libertà di scelta si celano da un lato pressioni sociali, dall’altro orrori. Sappiamo bene come la libertà sia ormai diventata libertà spazzatura, libertà surrogato, libertà di disporre dei corpi e della vita come merce avariata.

La libertà sarà quella del potere tecno-scientifico che ne disporrà a proprio piacimento con una ricerca nel campo delle biotecnologie che non avrà limiti.

Abbiamo già visto cosa comporta la retorica del “miglior interesse” del bambino: tribunali che tolgono la potestà genitoriale ai genitori non allineati ai diktat vaccinali e ai diktat trans, sterilizzazioni di adolescenti con bloccanti e ormoni. Presto avremo anche il “miglior interesse del nascituro”. Non sarebbe meglio selezionare i produttori di gameti più adatti, selezionare i gameti più ottimali, selezionare anche l’embrione, modificarlo geneticamente, farlo sviluppare in una coltura in vitro e poi impiantarlo in un utero artificiale con il suo sviluppo monitorato in tempo reale dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale? Progettare un figlio a tavolino consultando un catalogo su un tablet. Soddisfatti o rimborsati. Gran parte di tutto questo è già possibile.

I figli non saranno più dei genitori, ma di un sistema tecno-medico che ne rivendicherà il possesso. Non più l’unione carnale di corpi e fluidi, non più lo scambio simbiotico tra madre e feto.

L’essere umano come prodotto assemblato, come mera materia da riprogettare.

I progetti di ricerca e i finanziamenti miliardari all’impero della riproduzione artificiale non vengono effettuati per le sofferenze di chi non può avere un figlio e per le minoranze escluse usate come merce di contrattazione e come ariete imbellito di inclusività – uguaglianza -autodeterminazione – diritti nei tavoli di discussione tecno-medica.

Lo scopo, fin dall’origine dello sviluppo delle tecniche di fecondazione assistita, dalle sperimentazioni nell’immenso laboratorio zootecnico alle applicazioni sull’umano, non fu mai far fronte alla fertilità e alla sterilità, ma scandagliare nel profondo i processi del vivente nell’illusione di poterli riprogettare e dirigere a piacimento. La presunzione e arroganza transumana di prendere in mano il corso degli eventi e dell’evoluzione dell’essere umano con la convinzione che la tecnica farà sicuramente meglio della natura.

Progetti e finanziamenti che non vengono nemmeno effettuati per dare una maggior probabilità di far nascere un “figlio sano”. La malattia genetica rara è da sempre quella che attira l’attenzione e i finanziamenti per le ricerche e le sperimentazioni. Ma lo scopo è sempre estendere il paradigma genetico. Con questi sieri genici a mRNA sono riusciti a sdoganare in massa terapie geniche che diventeranno la normale cura preventiva per persone sane. In parallelo si sdogana l’idea della possibilità di intervenire sul genoma. Da intervento “curativo”, a “preventivo” al “potenziamento” genetico. Da intervenire su un essere umano adulto a intervenire direttamente sugli embrioni anche con modificazioni genetiche trasmissibili alle future generazioni.

Intendiamoci su un punto. Chi avrà il diritto di definire quale sofferenza sia più legittima di altre per poter accedere alle tecniche di fecondazione assistita? Perché una coppia eterosessuale sterile avrebbe più diritto di una coppia fertile, ma portatrice di patologie genetiche? Perché, dal momento che tecnicamente è possibile, non far accedere anche una coppia che ha semplicemente rimandato la genitorialità e che si trova in difficoltà biologica? Perché non riconoscere anche a una donna che si trova sola che desidera ardentemente un figlio questa possibilità? L’elenco potrebbe continuare e certamente potremmo dire che il figlio ha bisogno di crescere con entrambe le figure genitoriali, con un padre e una madre. Ma davvero vogliamo stilare una lista di chi ha più diritto, di chi meno, di chi non ce l’ha? Il punto forse sarebbe che questo diritto ad avere un figlio non esiste per nessuno. La grande maggioranza dei problemi si risolverebbe contrastando le cause ambientali di sterilità e di malformazioni genetiche.

Ma anche questo dibattito è ormai indietro rispetto a quello che gli sviluppi tecno-scientifici possono offrire. E qui sta un punto centrale dell’intera questione. Quello che bisognerebbe comprendere è che dal diritto a un figlio si sta passando al diritto a un figlio sano. Mostri saranno quelli che si opporranno a questo. E dal diritto si arriverà al dovere. Non potendo altro che constatare le molteplici cause dell’aumento di aborti e di malformazioni genetiche verrà offerta la possibilità di selezionare un “embrione sano”. Dobbiamo renderci conto che la possibilità tecnica di selezionare quello che verrà considerato in base a determinati parametri un embrione sano di fronte all’aumento delle mutazioni genetiche causate da onde elettromagnetiche, disturbatori endocrini, sieri genici a mRNA… diventerà un “dovere morale” per tutti.

Nella percezione delle persone si fanno strada radicali trasformazioni attorno alla procreazione naturale che sembrerà sempre più insensata con la folle rassicurazione che una selezione genetica possa assicurare una vita migliore e più sana con un ritorno a quel vecchio riduzionismo genetico che non è mai scomparso. Consegnare ai tecnici ogni aspetto delle nostre vite, qui un altro nodo fondamentale per comprendere anche questi passaggi.


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L’accesso alle tecniche di fecondazione assistita per persone fertili, ma portatrici di patologie genetiche rappresenta una soglia. Se non si interviene adesso dal diritto a un figlio sano al diritto a un figlio ingegnerizzato il passaggio non sarà più considerato così impensabile.

Passo dopo passo per aprire definitivamente a tutti l’accesso alle cliniche. Un’altra soglia è l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle donne sole e alle coppie di donne. Le motivazioni per l’accesso non sono più legate alla sterilità o infertilità o alla presenza di possibili trasmissioni di malattie genetiche. Si apre a qualsiasi persona, da sola o in coppia, che vuole scegliere la clinica. Già da anni in America, per una coppia senza problemi di infertilità o di possibilità di trasmissione di patologie genetiche è possibile recarsi in una clinica per la fecondazione in vitro al fine di selezionare alcune caratteristiche dell’embrione, come il sesso.

Sono soglie a cui non si torna indietro, perché anche se apparentemente circoscritte a dei casi, nel mentre modificano la concezione della procreazione, del come mettere al mondo un figlio. Per evitare la deriva transumana il processo va arrestato ora.

Da parte nostra il piano inclinato inizia con l’inseminazione intrauterina. Dopo tot fallimenti con questa tecnica si passa alla fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione (FIVET), consigliata a donne con età superiore di 35 anni anche in queste nuove linee guida in Italia e questo significa che dai 35 anni è possibile direttamente accedere a questa tecnica, dopo tot fallimenti si passa alla microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo nell’ovulo (ICSI) con lo spermatozoo scelto dai tecnici che non è proprio detto che sia quello che sarebbe stato scelto dall’ovulo in quella danza della vita che non sarà mai riproducibile. La diagnosi pre-impianto sdoganata per far fronte a malattie genetiche gravissime è consigliata alle donne con un’età superiore di 35 anni.

Basterebbe comprendere quello che gli artefici dell’assemblaggio della vita in provetta non hanno mai nascosto: il fine è prendere in mano il processo della nascita, dalla sua frammentazione verso la totale artificializzazione. Nel mentre si apre un varco, da cui non si potrà più tornare indietro, far accettare l’idea che tutto questo sia meglio, sia desiderabile, sia a fin di bene. “Giustizia riproduttiva” sarà presto il nuovo mantra.

In questo scenario vanno collocate le nuove linee guida sull’accesso alle tecniche di fecondazione assistita in Italia.

Affossato il DdL Zan avevamo sperato di aver scampato “identità di genere”, autocertificazione di genere, gender nelle scuole, carriera alias, corsi sulla sessualità, maternità surrogata, PMA per le donne sole e le coppie di donne, gran parte di questo è rientrato dalla finestra. Il resto non tarderà ad arrivare. Per quanto riguarda l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita le nuove linee guida non potevano non arrivare, era solo una questione di tempo. Anche l’ambito della ricerca biotecnologica a livello internazionale le stava aspettando. È significativo notare che in alcune riviste del settore, nonostante siano definite più progressiste, non siano ancora considerate sufficientemente inclusive per lo sbilanciamento verso un nucleo familiare eterosessuale con l’impossibilità di accesso a coppie omossessuali discriminate, lamentando la necessità di queste coppie di doversi recare all’estero per realizzare i propri desideri di genitorialità a tutti i costi. Inoltre, sempre in alcune riviste di settore, la possibilità di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie non sposate viene letta come la possibilità di accesso a donne non sposate che dimostrino di avere una relazione eterosessuale3. Significativo che proprio da questi ambiti si prema anche per far accedere alle donne sole e alle coppie di donne.

La legge italiana sulla riproduzione assistita – la Legge 40 introdotta nel 2004 – era una delle più restrittive a livello europeo. Nella sua forma originaria consentiva l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie eterosessuali sposate o conviventi in “età fertile” la cui infertilità doveva essere certificata dal punto di vista medico, ma già questo si traduceva in un’infertilità dichiarata dopo un anno con la possibilità di accedere alla PMA anche dopo sei mesi se l’età della donna era avanzata. Dalla sua promulgazione alcuni divieti erano già caduti dopo alcune sentenze della Corte di Cassazione. Ricordiamo che nel 2014 la Corte Costituzionale aveva fatto decadere il divieto di fecondazione eterologa. L’aggiornamento di queste linee guida adeguano i contenuti alle sentenze della Corte Costituzionale che si sono susseguite negli anni.

Questo ci fa comprendere che le varie restrizioni che alcune legislazioni inseriscono sono sempre destinate a cadere. Anche questo, ormai, dovrebbe far comprendere come non sia possibile porre un freno, ma come sia possibile solo ribaltare l’intera visione transumanista che sottende tutto questo con una concezione essenzialmente diversa di vita, di relazione, di comunità, di essere parte del mondo.

Le nuove linee guida prevedono: la possibilità di fecondare un numero indefinito di ovociti, la possibilità della crioconservazione degli embrioni per i successivi trasferimenti, la possibilità della doppia donazione di gameti, l’accesso a tutte le tecniche di fecondazione assistita (inseminazione intrauterina, FIV e ICS) alle coppie fertili, ma portatrici di malattie genetiche e malattie virali (HIV, l’epatite B o C), la possibilità di trasferire embrioni anche se il partner maschile muore dopo la fecondazione e dopo il divorzio o la separazione, diagnosi pre-impianto possibile anche per le coppie fertili, dopo ripetuti fallimenti di impianto, per le donne che hanno un’età superiore ai 35/36 anni. Con la donazione di gameti, per ora non sarà possibile scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore. Sarà possibile la preservazione della fertilità femminile e maschile per le seguenti ragioni mediche: cause oncologiche, genetiche, autoimmuni, endocrine, chirurgiche e patologie ematologiche.

Tutto questo significa:

– si apre al mercato di gameti, al loro procacciamento e al reclutamento di “donatrici e donatori”, come già avviene da tempo in altri paesi dove apposite agenzie reclutano a pagamento giovani donne che saranno bombardate ormonalmente per produrre un maggiore numero di ovuli con tutte le gravi conseguenze che questo può comportare per la loro salute, compresa poi l’impossibilità di aver figli propri andando ad alimentare così l’infinito circuito delle cliniche di riproduzione artificiale.

Questo si collega al nuovo regolamento europeo per le sostanze di origine umana (SoHO) destinate all’applicazione sugli esseri umani, aggiornato proprio per il forte aumento della richiesta di ovuli e sperma per la procreazione medicalmente assistita e per il forte aumento della domanda di cellule embrionali staminali e di linee cellulari fetali per la ricerca nel campo delle terapie geniche e la produzione di farmaci e vaccini. Regolamento che prevede una “fornitura continua e la condivisione transfrontaliera” anche di gameti.

– si apre alla criconservazione dei gameti. In parallelo la criconservazione per chi intraprenderà i percorsi farmacologici ormonali di transizione. Crioconservare o, meglio, vitrificare gameti. Estrarli dal corpo, sospenderli ibernati a data indefinita, non hanno scadenza. Metterli nelle banche del ghiaccio, merce preziosa, meglio tenerne un po’ di riserva non si sa mai cosa può accadere. Solo un’anima arida non riuscirebbe a sentire un sussulto. Si fa strada l’illusione di poter rimandare all’infinito la gravidanza. Alla vitrificazione per tutti il passo è breve. In America alle studentesse che si sottoponevano al siero genico per il Covid veniva consigliato di crioconservare gli ovuli prima dell’inoculazione. Altro tassello che ci fa comprendere come in un mondo sempre più cancerogeno e mutageno il tecno-adattamento con tecno-rimedi per cercare di ridurre il danno sia l’unico modello di non vita a cui potremmo aspirare.

– si apre alla selezione pre-impianto degli embrioni, anche qui è breve il passaggio per tutti.

Infine è curioso sottolineare che nella visione progressista che permea ogni ambito da un lato viene odiato visceralmente il vivente nelle sue molteplici espressioni, viene odiata la maternità e vengono odiati anche i figli di chi ce li ha senza far troppo chiasso e dall’altro lato si innalzano quelle situazioni o quelle categorie che non possono avere figli (tra l’altro anche con la forzatura ideologica delle rivendicazioni di un preciso movimento politico LGBTQetc. ben finanziato da determinate èlite di potere che nella realtà nemmeno rappresenta quelle donne lesbiche e uomini omossesuali che non pretendono e che non hanno mai chiesto il diritto al figlio). Da una parte questo desiderio di genitorialità è considerato patriarcale-eteronormativo e retrogrado, dall’altro questo desiderio diventa acclamato come nuovo diritto e la modalità tecnica della sua attuazione deve diventare la nuova modalità per tutti. Gli unici figli ammessi sono quelli usciti dal laboratorio. I figli più tutelati dovrebbero essere quelli più desiderati, quelli pianificati, quelli così fortemente voluti da addirittura comprarli. La maternità e la paternità naturale sono obbrobri che rientrano nel Male assoluto, sono un destino biologico e una catena da spezzare, così come le misure per aiutare le coppie in difficoltà economica e sociale che stanno aspettando un figlio e quelle a sostenere le donne abbandonate o sole che sono in difficoltà a portare avanti la gravidanza. Quelle famiglie, quelle donne e quelle nascite non devono esserci. Maternità, paternità, nascite (fino a quando si chiameranno ancora così) trans-queer-biotecnologiche sono invece un diritto, sono progressiste e rientrano in quello che è il Bene.

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“Bisogna farla finita con questa idea di famiglia”, meglio compagn* alien* cyborg multispecie xenotossiche mutanti, per essere in sintonia con le ultime tendenze. Bisogna proprio farla finita con l’idea che abbiamo un’origine, una storia, una memoria, un corpo sessuato, con l’idea che l’essere umano è un soggetto spirituale, con l’idea che esistano dei legami e dei vincoli. Con l’idea che attorno a noi c’è un mondo naturale che a sua volta ha dei vincoli, delle relazioni, degli equilibri, dei limiti. Con l’idea che attorno a noi esista una realtà che prescinde dal desiderio soggettivo. In ultima istanza bisogna farla finita con l’idea di essere umano.

Siamo innanzi alla più totale guerra di tutti i tempi contro i corpi, contro la vita, contro tutto ciò che ha una nascita e una morte, contro la natura, contro l’essere umano come parte di questa natura.

Un assedio iniziato con quella razionalizzazione, meccanizzazione, desacralizzazione del vivente che ha reso il mondo intero spazio di manipolazione, con quel cercare di imbrigliare la vita e di ridurla al regno del quantificabile, con quelle teorie che pretendevano di dare una spiegazione logica e completa del mondo e che avanzarono di pari passo con lo sviluppo della tecnica e della tecno-scienza. L’ingegneria genetica che sta penetrando e plasmando ogni ambito e dimensione va di pari passo con l’ingegneria sociale dove l’essere umano sarà il miglior custode della propria gabbia trasparente perché questi processi saranno desiderati e percepiti come libertà.

Le continue di demolizioni di senso, di verità, di realtà e di tutto ciò che è umano spiana la strada alla totale invasione tecno-scientifica transumana per l’avvento dell’uomo in frantumi.

Silvia Guerini, 9 Giugno 2024

Note:

1 AA. VV. (a cura di ) Silvia Guerini e Costantino Ragusa, I figli della macchina, biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, Asterios editore, 2024.

2 Silvia Guerini, Il biomercato eugenetico europeo: compra-vendita e procacciamento di gameti, embrioni e feti, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-biomercato-eugenetico-europeo-compra-vendita-e-procacciamento-di-gameti-embrioni-e-feti/, intervista a Silvia Guerini di Giorgio Valleris per 1984 – Piano di fuga, Puntata del 10 ottobre 2023, https://www.byoblu.com/2023/10/10/1984-piano-di-fuga-2.

3 New guidelines on assisted reproduction in Italy, PET, https://www.progress.org.uk/new-italian-guidelines-allow-single-women-to-transfer-embryos-but-only-following-a-heterosexual-relationship/


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