Distruttore di macchine?

Un affare da 70 miliardi di euro

Il 10 maggio si è tenuta a Bruxelles una riunione a porte chiuse con la partecipazione dei rappresentanti delle maggiori industrie della difesa dell’UE, in cui il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha lanciato l’allarme sulle scorte di munizioni degli Stati membri alla luce delle condizioni geopolitiche causati dalla guerra in Ucraina. Secondo fonti ben informate, il commissario Borrell ha chiesto ai partecipanti di trasmettere ai governi nazionali l’iniziativa per la produzione rapida di un milione di missili per l’Ucraina entro la prossima primavera e la necessità di costituire uno stock europeo di missili di grosso calibro. Il “consumo” di proiettili di artiglieria da parte dell’Ucraina batte tutti i record, con i funzionari dell’UE calcolare che le forze di Kiev consumano circa 20.000 missili al giorno, cioè quanti ne produce per esempio, l’industria ellenica della difesa nel corso di un anno. Il ritmo frenetico con cui le munizioni vengono esaurite ha “prosciugato” le scorte di munizioni degli Stati membri, provocando una domanda senza precedenti di munizioni di grosso calibro. L’affare è molto grosso — 70 miliardi di euro in 10 anni — da distribuire con equità fra i membri dell’UE.

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I
Pensare, come avevano fatto i nostri padri, che le macchine possano e debbano sostituire noi e il lavoro che svolgiamo, è assolutamente antiquato. Dove siamo rimasti noi stessi a lavorare, perlopiù lavoriamo non «ancora», bensì «nuovamente»: in questo caso, infatti, noi sostituiamo le macchine. O perché talvolta queste difettano nel funzionamento, oppure perché – e qui parlare di «ancora» sarebbe ancora legittimo – le macchine che ci dovrebbero «davvero» essere non sono ancora scandalosamente state inventate. In questo caso noi «sostituiamo» il non-ancora-esistente. Naturalmente la nostra prestazione sostitutiva è sempre miserabile. Se gli apparecchi che sostituiamo potessero osservare il nostro sforzo di sostituirli, riderebbero dei nostri goffi tentativi. Ma dico appunto «se», e «riderebbero» al condizionale. Perché ovviamente, in quanto apparecchi, sono orgogliosi della loro incapacità di ridere o addirittura del loro non poter essere orgogliosi di qualcosa.

II
Oggi sono stato di nuovo costretto a leggere che sarei un «reazionario distruttore di macchine». È il più stolto di tutti i rimproveri possibili. Perché la mia battaglia non riguarda affatto, come nel XIX secolo, i modi di produzione, bensì i prodotti. Non ho mai suggerito che i missili dovrebbero essere prodotti a mano fra le mura di casa anziché nelle fabbriche. Ma ho sempre detto che i missili non dovrebbero essere costruiti.

III
Quelli che ci definiscono «distruttori di macchine», li dovremmo chiamare «distruttori di uomini».