Fantasma d’Oriente

Affannosa e straziante corsa contro il tempo, racconto di un frenetico pellegrinaggio di tre sole febbrili giornate alla ricerca delle tracce di un amore smarrito dieci anni prima nell’immensità di Costantinopoli, Fantasma d’Oriente, apparso nel 1892, è un capolavoro rivelazione di una sensibilità singolare e suggestiva. Immerso in un tempo onirico, Fantasma d’Oriente è una ricerca di frammenti di passato, dell’immagine e dell’anima di una donna e una città egualmente amate, egualmente perdute, ancora presenti, già assenti. Lirico, desolato, convulso, è un poema in prosa della commozione e del ricordo, funebre, tenero e spettrale.

In questo breve romanzo, la delicata prosa descrittiva e impressionista di Pierre Loti riproduce in maniera ineguagliabile le impressioni e i sentimenti di una natura sensibile con forme insolite, colori, suoni, profumi. In queste pagine l’esotismo, lontano dall’essere un capriccio esteriore, si risolve in un tentativo d’evasione dalla caducità umana e dalla morte, e dalla sua solitudine, a cui nemmeno l’amore eterno può porre rimedio.

Mezzanotte, dopo una fresca sera di fine settembre dove già si annunciava un principio d’autunno. Dovunque silenzio. Nella mia vecchia casa pacificamente addormentata, io solo veglio, lo spirito colmo d’attesa e ansietà. Da quasi due ore mi sono ritirato nella mia stanza, dicendo che sarei andato saggiamente a coricarmi in previsione della mia partenza di domani, la mattina per tempo. Ma il sonno non viene. Chiuso nelle mie stanze private, girando senza meta da un locale all’altro, incedo vagamente sognando, come alla vigilia dei miei lunghi viaggi di marinaio per campagne lontane e interminabili, e dentro di me, scorro in lenta e sinistra rassegna tempi andati, cose per sempre finite, volti già morti.