Di una differenza fra fascismo e nazismo

 

“Agli occhi del fascista la storia non presentava teleologie di sorta e perciò non poteva essere il risultato di trame cospirative. Conviene ribadire che per il fascista, attraverso il confronto col mondo, l’uomo si realizzava nella storia, fermo restando che questo processo di realizzazione non reperiva mai un approdo definitivo. Questo permetteva al fascista di possedere un’immagine del tempo differente da quella ossessiva, tipica del nazismo. Realizzandosi nella storia, attraverso un processo continuo ed ininterrotto, la questione del tempo era collocata in una posizione secondaria: il tempo diveniva null’altro che la cornice in cui si svolgeva la competizione infinita fra l’uomo e il mondo. E se era questa situazione di competizione il motivo determinante della storia umana, allora non c’era spazio per ipotizzare trame cospirative.”

Il testo che segue fa parte del volume «Fascismo eterno» e fascismo storico. Umberto Eco, la destra e la tradizione antifascista, in uscita da Asterios nel mese di Agosto 2024.

Porrei il problema storiografico in questo modo: era simile, l’attivismo nazista, a quello fascista?
Intanto quello di “nazifascismo”, almeno nel caso italiano, è stato un concetto che deve la sua diffusione e popolarità alla Resistenza; si è trattato, quindi, di un concetto fortemente marcato in termini etico-politici; per intenderci: è stata una categoria originatasi nella lotta politica, per poi trasferirsi successivamente, dopo il 1945, nell’immaginario pubblico. Lo schieramento politico-militare aveva prevalso sulle specificità ideologiche, col risultato di diluire il fascismo nel nazismo, in forza della memoria della Shoah e del ruolo subalterno del fascismo al nazismo determinatosi nel corso della guerra. Come aveva già osservato De Felice,