Agoston Eiben: la robotica in evoluzione

Questo articolo sostiene che uno dei contributi più originali di Agoston Eiben non stia in una tecnica algoritmica, ma in uno spostamento di questione: Eiben ha tolto l’intelligenza dal centro del problema e vi ha messo la riproduzione. In un panorama in cui il dibattito — sulle capacità, sui rischi, sulle prospettive — è interamente organizzato attorno a quanto diventeranno intelligenti le macchine, egli lavora da quindici anni su una variabile diversa, e mostra che è quella a fare la differenza. Ne discendono tre conseguenze: una sull’ingegneria, una sulla scienza dell’evoluzione, una sulla sicurezza.


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La parola «robot» ha un padre e una data: nasce nel 1920, nella commedia di Karel Čapek R.U.R., dal termine ceco per lavoro forzato. Meno noto è come finisce la commedia. I robot hanno sterminato l’umanità ma stanno per estinguersi a loro volta: la formula per fabbricarli è perduta e non sanno riprodursi. L’ultimo essere umano rimasto dà loro un consiglio che nel 1920 suonava come una fantasia: «se desiderate vivere, dovete riprodurvi come animali» (Eiben, 2021, p. 1).