«Questo ritorno a una cultura politico-militare è molto pericoloso». Intervista a Fjodor Lukjanov, uno dei più importanti intellettuali russi

Il problema dei tedeschi è – per quanto ho potuto constatare occupandomi della Germania per molti anni – che, pur essendo estremamente disciplinati e laboriosi, sono assolutamente inflessibili. Quando scelgono una rotta e decidono che quella è la strada giusta, la seguono senza esitazione, qualunque cosa accada, finché non si schiantano contro un muro. E credo che ora sia proprio uno di quei momenti in cui si deve definire la rotta, e se ci si sbaglia, in seguito ci saranno gravi conseguenze, come è già accaduto nella storia. 


Lukjanov: Il mio interesse personale è nato dal fatto che, all’età di sette anni, i miei genitori mi hanno mandato in una scuola vicino a casa nostra in cui il tedesco era la lingua straniera principale. Nell’Unione Sovietica il tedesco era molto diffuso nelle scuole fin dall’inizio. All’epoca, direi, non c’erano meno scuole tedesche di quelle inglesi, forse addirittura di più. La cosa interessante è che la Seconda guerra mondiale non ha influito in alcun modo su questo. L’atteggiamento nei confronti del nazionalsocialismo e della Germania come nemico non influì affatto sul desiderio di studiare la lingua e la cultura tedesche. Frequentavo una scuola con – come si diceva allora – un programma ampliato di tedesco, e la nostra organizzazione dei Pionieri portava il nome di Friedrich Wolf, il noto drammaturgo e padre di Markus Wolf. Per questo motivo, fin dall’infanzia mi sono trovato in questo ambiente tedesco.