I manifestanti indiani della Generazione Z, soprannominati “scarafaggi”, mirano a ribaltare i preconcetti sulla democrazia e sul populismo nell’India di Modi

Immagine: Abhijeet Dipke, fondatore del Cockroach Janta Party, a destra, e Neha Bora, presidente dell’All India Students’ Association, tengono una conferenza stampa a Nuova Delhi il 15 ottobre 2026. Foto AP/Manish Swarup


Le folle di donne che protestano esprimono un profondo malcontento nei confronti del paternalismo del governo. Contestano la sua concezione di emancipazione influenzata dall’induismo e insistono nel parlare in prima persona, anziché essere rappresentate da altri. Esprimono indignazione per la brutale risposta del governo alle loro proteste pacifiche. Descrivono come la polizia le abbia picchiate e molestate sessualmente, mentre anonimi autoproclamati custodi della moralità religiosa si dedicano al doxing, alle minacce di stupro e agli attacchi con l’acido, e alla diffusione di immagini denigratorie generate dall’intelligenza artificiale che le ritraggono. Per le manifestanti, questo quadro stride con la condanna della violenza contro le donne da parte del primo ministro.


 

A cinque mesi dalla sua fondazione, il Partito del Popolo degli Scarafaggi indiano, noto come CJP, ha rivelato cosa possono realizzare i movimenti democratici guidati dai giovani e quanto sia difficile mantenerli nel tempo.