La strada verso gli Stati Uniti d’Europa è lastricata di proteste.

 

Le persone protestano perché il loro contesto sociale e le loro circostanze stanno cambiando rapidamente, e non necessariamente in meglio. Desiderano lo stile di vita che, almeno, avevano i loro genitori e nonni, e vogliono eleggere governi in grado di garantirlo. Più che un movimento rivoluzionario – nel senso che mira a modificare radicalmente le basi del sistema – i manifestanti chiedono il mantenimento dello status quo precedente. Ironicamente, è anche per questo che i partiti di destra che promettono di riportare le cose come erano prima stanno guadagnando sempre più consensi.


Siamo sulla soglia di un salto evolutivo senza precedenti, un crocevia in cui la biologia e l’ingegneria del silicio smettono di essere domini separati per fondersi, letteralmente, in una nuova e ibrida realtà. Muovendo da questa urgenza contemporanea, il saggio propone un’indagine critica per spingere lo sguardo del lettore sulle ultime metamorfosi dell’innovazione tecnologica, intercettando la genesi di quella che si configura a tutti gli effetti come una specie biotica emergente. Attraverso una ricognizione che esplora i confini della biorobotica fino a giungere alla frontiera dell’Organoid AI — reti neurali biologiche coltivate in vitro e integrate in architetture computazionali —, il saggio indaga il momento in cui la materia vivente diventa essa stessa infrastruttura di calcolo.


 

I governi nazionali europei si sono ritrovati privi degli strumenti necessari per affrontare i problemi nazionali. Indipendentemente dall’orientamento politico, una volta al potere, sono tenuti a rispettare le direttive dell’Unione Europea. Le persone protestano perché desiderano cambiamenti che i loro governi non sono in grado di attuare.