Intelligenza artificiale e occupazione: prove dall’Europa

 

I recenti progressi nell’intelligenza artificiale sono stati accolti con ansia che ciò avrà grandi impatti negativi sull’occupazione. Questo articolo esamina il legame tra le tecnologie abilitate dall’IA e le quote di occupazione in 16 paesi europei, scoprendo che le occupazioni potenzialmente più esposte alle tecnologie abilitate dall’IA hanno aumentato la loro quota di occupazione. Ciò è stato particolarmente vero per le occupazioni con una percentuale relativamente più elevata di lavoratori più giovani e qualificati.

Autori: Stefania Albanesi, Research Associate at National Bureau Of Economic Research (NBER), Professor of Economics at University Of Pittsburgh, Antonio Dias da Silva, Principal Economist at European Central Bank, Juan Francisco Jimeno, Adviser, Structural Analysis and Microeconomic Studies Department at Bank Della Spagna, Ana Lamo, Principal Economist presso la Banca Centrale Europea, Alena Wabitsch, PhD candidate in Economics presso l’Università di Oxford.

I recenti progressi nell’intelligenza artificiale (AI) hanno ravvivato il dibattito sull’impatto delle nuove tecnologie sui posti di lavoro (ad esempio Frey e Osborne 2017, Susskind 2020 e Acemoglu 2021). Le ondate di innovazione sono state solitamente accompagnate da ansia per il futuro dei posti di lavoro. Questa apprensione persiste, anche se la documentazione storica suggerisce che le precedenti preoccupazioni circa la ridondanza del lavoro erano esagerate (ad esempio Autor 2015, Bessen 2019). Questo perché i potenziali effetti negativi della tecnologia sull’occupazione sono sempre stati controbilanciati da incrementi di produttività e creazione di nuove mansioni. Rimane una questione aperta se ci si può aspettare lo stesso dalle tecnologie abilitate all’intelligenza artificiale.