“La vittoria elettorale dell’AfD nello stato tedesco della Sassonia-Anhalt sta scuotendo l’Europa. Un risultato del genere sarebbe stato difficile da prevedere prima dell’11 settembre, un evento che ha gettato le basi per la retorica anti-islamica. Da allora, Israele ha deliberatamente cercato di intensificare e inasprire i toni di questa retorica, e l’estrema destra ne ha seguito l’esempio – e i finanziamenti – per raccogliere i frutti elettorali. Ma tutto ciò si basa su una premessa errata”.
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Lo smascheramento delle falsificazioni, la revoca dell’errore, la critica dei suoi presupposti e dei suoi effetti perversi, è l’unico pathos che i cercatori della verità rivendicano. La verità non si uniforma a regole, non si sottopone a leggi, a specie e generi, non si confonde con la doxa, non cessa di disturbare i pensieri del benpensante. In quanto creazione, mette in questione, lavora una materia, fa saltare le gerarchie degli essenti, modifica gli assetti e rovescia i concetti. Tutto ciò disloca la filosofia, ossia la lotta per la verità, in un territorio di frontiera, in un corpo a corpo con le innumerevoli fenomenologie dell’errore e del falso, con lo spaccio delle facili verità e della verità che semplifica, ma anche della verità che, per costituzione, è più fragile della menzogna e meno pervasiva. La menzogna interseca invece i suoi doppi, (manipolazione, copia, simulacro, falsa coscienza) che la rendono invasiva e dilagante, nelle forme della vita individuale e sociale. A differenza della verità che ama esporsi, la menzogna “ama nascondersi”: è un’arma che rientra nel fodero, come il silenzio di Jago dopo che questi ha colpito nel segno.