Manicomio armato – Armi nucleari tattiche: una tentazione mortale
L’avvento delle armi nucleari trasformò la natura della guerra. Per la prima volta nella storia, una singola arma poteva distruggere un’intera città. Tuttavia, lo sviluppo delle armi nucleari non spense la tradizionale ricerca di vantaggi militari. Invece, i pianificatori militari cercarono modi per incorporare questi strumenti straordinariamente distruttivi nei concetti familiari di operazioni sul campo di battaglia, deterrenza e vittoria. Da questo sforzo emersero armi nucleari tattiche. Progettati per essere impiegati contro obiettivi militari piuttosto che per la distruzione di città, promettevano di rendere disponibile la potenza di fuoco nucleare per scopi militari limitati. Le loro rese relativamente basse, i sistemi di lancio diversificati e le missioni sul campo di battaglia sembravano offrire un mezzo per sfruttare la superiorità nucleare senza necessariamente scatenare una guerra nucleare generale. Le armi convenzionali guidate con precisione, i timori di un’escalation nucleare e il crescente tabù contro l’impiego nucleare minavano la logica delle armi nucleari tattiche. Il loro dispiegamento diminuì notevolmente verso la fine della Guerra Fredda e nel suo dopo. Eppure l’interesse per le armi nucleari a basso rendimento è ripreso, supportato da teorie di escalation gestita. Questo articolo esamina la trasformazione della loro logica, da strumenti di distruzione del campo di battaglia a meccanismi speculativi di controllo dell’escalation, e la pericolosa assunzione che rendere la guerra nucleare più gestibile in teoria possa rendere il mondo più sicuro nella pratica.