Cento anni fa, la Repubblica anticoloniale e indipendentista del Rif fu repressa da Pétain e Franco

 

Appare corretto, giusto, probabilmente doveroso, riportare all’onore delle cronache gli eventi che cent’anni fa scatenarono una delle più interessanti e sanguinose lotte per l’indipendenza dei Paesi africani, assoggettati al feroce colonialismo di Francia e Spagna. Il popolo marocchino, a partire dal 1921, era riuscito a battere sul campo le potenze coloniali, grazie soprattutto al valore delle sue truppe comandate da Abd el-Krim, con la cosiddetta Guerra del Rif.


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Solo a maggio 1926 gli eserciti spagnolo e francese riuscirono a prevalere ed a riprendere l’intero territorio marocchino nelle mani degli europei. Non sono stati secondari i ruoli ricoperti da personaggi come Philippe Pétain e Francisco Franco nella repressione degli indipendentisti, né è trascurabile l’uso atroce, massiccio e disumano dell’iprite da parte degli eserciti coloniali contro la popolazione del Rif.

Muḥammad ibn Abd el-Krīm el-Khaṭṭābī (questo il nome completo del maggiore protagonista di parte marocchina) nacque nel 1882 ad Ajdir, villaggio sulle colline del Rif, nel nord del Marocco abitato da antiche popolazioni berbere arabizzate. Dotato di una buona educazione e a conoscenza delle lingue berbere, dell’arabo e dello spagnolo, riuscì a lavorare come giornalista di un quotidiano spagnolo di Melilla. Venne arrestato una prima volta nel 1917 come sospettato, durante la I Guerra mondiale, di attività antispagnole e filogermaniche.

Detenuto per un anno ingiustamente, al termine del periodo di galera comincò a svolgere realmente attività politiche antispagnole, finalizzate soprattutto ad evitare l’espansione della colonia iberica nel resto del Marocco non ancora sottomesso all’occupante. Nel 1921 Abd el-Krīm era riuscito a riunire decine e decine di villaggi del Rif, pronti a combattere gli spagnoli, qualora questi tentassero di avanzare all’interno.

L’importanza del Rif marocchino per l’occupante Regno di Spagna (un ex Impero ormai in perdita di quasi tutti i suoi territori d’oltremare) è costituita non solo dalla vicinanza del Nord Africa alla Penisola iberica, ma soprattutto dalle grandi miniere di ferro proprio situate tra le montagne riffane. In particolare, grandi interessi per l’estrazione a cielo aperto di questo minerale erano da attribuirsi ad uno dei più ricchi spagnoli, il milionario don Horacio Echevarrieta, che solo nel 1920 era arrivato a far estrarre fino a 800.000 tonnellate di ferro di alta qualità. L’estrazione del minerale aveva però causato molti danni ambientali e richiesto lo spostamento di abitanti dei villaggi. Uguale interesse per questa industria e per il conseguente commercio era attribuibile allo stesso Stato spagnolo che ricavava importanti royalties dall’estrazione mineraria.

Poiché le truppe spagnole, comandate dal generale Manuel Fernández Silvestre y Pantiga, cominciarono ad invadere il territorio dei villaggi berberi, gli uomini di Abd el-Krīm le assalirono, ad inizio 1921, costringendole alla fuga ed a lasciare sul terreno 179 soldati morti. La cosiddetta Guerra del Rif continuò in modo straordinariamente vittorioso per i berberi marocchini, che in poche settimane riuscirono a massacrare migliaia di militari sbarcati dalle navi spagnole.

Solo nella battaglia di Annual del 21 luglio 1921, combattuta tra 13.000 spagnoli e 3.000 berberi del Rif, comandati da Abd el-Krīm, ci furono migliaia di soldati della potenza coloniale uccisi. Il totale degli spagnoli morti in combattimento, nel tempo di pochi mesi, aveva superato la cifra di 8.000 uomini ed il generale Silvestre fu costretto a ritirarsi lungo il mare, verso Melilla, in luoghi più difendibili.

Il 19 settembre 1921 fu lo stesso Abd el-Krīm a proclamare la “Repubblica confederata delle tribù del Rif”, con capitale il villaggio di Ajdir e con lo stesso el-Krīm come capo dello Stato. La nuova entità rappresentava, anche per la Francia che occupava un’altra parte del Marocco, una minaccia incombente. A ciò si aggiunga che un’amministrazione compiacente verso le due potenze coloniali, con un sultano arabo totalmente succube, rendeva ancora più stridente e accesa la distanza tra berberi e arabi.

Dal 15 settembre 1923, il generale Miguel Primo de Rivera nel frattempo aveva preso il potere con un colpo di stato, instaurando a Madrid un regime ispirato al fascismo mussoliniano ed appoggiato da esercito, sindacati, imprenditori e latifondisti oltre che dallo stesso re Alfonso XIII di Borbone.

Nello stesso momento, nella Francia repubblicana – la Terza Repubblica era nata dopo Sédan nel 1870 – era molto forte il contrasto politico tra la borghesia al potere e i partiti della sinistra, acuito ulteriormente dalle conseguenze di una Prima Guerra mondiale sanguinosissima. Ma, nonostante ciò, l’esercito godeva di grande prestigio.

Dopo il disastro militare nella battaglia di Annual all’interno del Rif marocchino, alla Spagna non rimase altra scelta che chiedere la collaborazione militare della Francia per un intervento congiunto contro la ribelle Repubblica del Rif. La sinistra francese, con il PCF in testa, non appoggiava la nuova avventura militare in Africa ed addirittura aveva sostenuto entusiasticamente Abd el-Krīm. L’allora segretario della Gioventù comunista, Jacques Doriot (controverso personaggio, giunto anni dopo anche al collaborazionismo con l’occupante nazista), era arrivato a spedire un telegramma allo stesso el-Krīm di congratulazioni “Per la brillante vittoria del popolo marocchino contro gli imperialisti spagnoli“, aggiungendo che si augurava un’unione tra i berberi vittoriosi con il proletariato francese, contro l’imperialismo.

Le operazioni militari vennero autorizzate dal governo francese a partire dal 1925 ed il comando delle truppe fu assegnato al maresciallo di Francia Philippe Pétain, considerato “eroe nazionale”. Il giornale comunista L’Humanité si schierò a fianco degli insorti del Rif ed invitò i cittadini a firmare una petizione, che ottenne però scarsa adesione popolare. Al contrario, il filogovernativo Le Figaro lanciò un’altra petizione che ebbe un maggiore successo e con cui gli intellettuali ed il popolo francese si schieravano “aux côtés de la Patrie“.

Vale la pena ricordare che negli anni ’20 era al governo, spesso in modo litigioso ed instabile, una coalizione di repubblicani-socialriformisti-radicali e che restò capo del governo per quattro volte Aristide Briand, già ministro degli Esteri, Premio Nobel per la Pace nel 1926 ed accesamente anticomunista.

A fine luglio 1925 s’erano tenuti a Madrid i primi colloqui tra Pétain e Primo de Rivera, continuati poi a Ceuta. Sembra che sia stato in questa occasione che Pétain incontrò per la prima volta Franco, allora colonnello e proveniente dalla neonata Legione straniera spagnola. Iniziò così una complicità durata vent’anni.

Trovato l’accordo, tra la fine del 1925 e la primavera del 1926, la Spagna e la Francia portarono quindi sul campo di battaglia marocchino, con uno sbarco che restò storico, ben 500.000 uomini e moderni mezzi offensivi. L’arrivo di carri armati Renault FT-17, guardati a vista e protetti addirittura da sottomarini dispiegati sulla costa, andava di pari passo con il dispiegamento di 17 squadriglie di aerei da combattimento. A capo delle truppe spagnole venne posto Francisco Franco, uomo di piena fiducia del dittatore Primo de Rivera. Il collaborazionista sultano del Marocco aveva appoggiato l’invasione, timoroso dell’aura di successo che circondava Abd el-Krīm.

Tra le truppe francesi erano particolarmente agguerriti e motivati i soldati della Legione straniera provenienti soprattutto dalla vicina colonia algerina, ma facevano parte dell’esercito anche soldati radunati nelle colonie del Senegal, della Tunisia e dell’Algeria stessa, oltre a marocchini arabi.

Le Legioni straniere, sia spagnola che francese, avevano al loro interno uomini abituati al combattimento, ai rastrellamenti, alle torture durante gli interrogatori, alle razzie. Al contrario, i giovani coscritti di ambedue le potenze coloniali non avevano certo dimestichezza con le armi e gli scontri con i temibili berberi. Ci furono, soprattutto nei porti di partenza come a Barcellona, grosse manifestazioni e rivolte durate giorni e giorni contro la coscrizione obbligatoria. Addirittura, i partiti della sinistra catalana erano arrivati a bruciare la bandiera spagnola e ad innalzare quella della Repubblica del Rif.

Dopo alcune battaglie molto dure tra gli eserciti coloniali e le truppe berbere – che lasciarono sul terreno circa 30.000 uomini della Repubblica del Rif, ma anche ben 40-50.000 spagnoli ed almeno 18.000 francesi – Abd el-Krīm chiese la fine delle ostilità il 26 maggio 1926 e si consegnò ai nemici francesi. Anche aviatori mercenari, provenienti dagli USA avevano partecipato alle battaglie dalla parte ispano-francese, bombardando villaggi berberi sulle montagne, come il terribile sgancio di bombe sulla popolazione di Chefchaouen nel settembre 1925. A costringere la Repubblica berbera alla resa ci pensò essenzialmente il continuo bombardamento aereo franco-spagnolo, che avvenne in un modo che sarà presto replicato dai tedeschi e dagli italiani durante la Guerra di Spagna.

Solo qualche tempo dopo, grazie anche ad inchieste giornalistiche, si venne a sapere che entrambi gli eserciti d’occupazione avevano fatto largo utilizzo dell’iprite, soprattutto con lanci aerei di questo pericolosissimo composto chimico, già usato durante la Prima Guerra mondiale.

L’iprite, chiamata spesso anche “gas mostarda” per il forte odore somigliante a quell’alimento, ha capacità di penetrazione sotto la cute, rende spesso cieco chi ne viene a contatto, produce gravissimi danni all’apparato respiratorio e al DNA, può portare alla morte anche dopo ore o giorni. Tedeschi, francesi e britannici fecero largo uso dell’iprite durante le battaglie tra il 1914 ed il 1918. La Gran Bretagna continuò ad utilizzare questo gas durante la repressione sulle popolazioni del sud della Penisola arabica, nel 1919. Dal 1922, la Spagna cominciò ad usare l’iprite contro i ribelli del Rif. Eppure, la stessa Spagna aveva firmato il Protocollo di Ginevra nel 1925, che proibiva l’uso di armi chimiche e biologiche nei conflitti internazionali. Anche l’Italia fascista, com’è noto, non disdegnò un largo utilizzo di questo terribile gas nella guerra contro i popoli dell’Etiopia e della Somalia.

Mentre la Spagna occupò stabilmente il nord del Marocco, la Francia si posizionò nel sud del Paese. La bellicosità dei berberi del Rif non si estinse però con la sconfitta del maggio ’26, ma proseguì con sprazzi di violenza anticoloniale fino al 1959. Il Marocco ottenne l’indipendenza da Spagna e Francia nel 1956, ma restarono sul suo suolo contingenti delle potenze coloniali.

Abd el-Krīm, preso prigioniero nel 1926, fu condannato all’esilio nell’isola della Réunion, nell’Oceano Indiano, occupata da Parigi dal XVIII secolo. Poco più di mezzo secolo prima, i guerriglieri algerini che avevano tentato di sovvertire l’occupazione francese ed erano stati catturati vivi, erano stati deportati nella lontanissima isola della Nuova Caledonia, sempre possedimento francese.

Abd el-Krīm restò nell’isola della Réunion fino al 1947. Durante il suo trasferimento verso la Francia, in nave, chiese asilo politico all’Egitto, dove rimase sotto la protezione del re Faruk.

Di qui divenne una figura di riferimento per il nazionalismo arabo ma non solo.

Egli fu in corrispondenza con Ho Chi Minh. Le tattiche di guerriglia utilizzate dai berberi del Rif furono infatti modello per le lotte dei vietnamiti contro le truppe USA, ma anche per i guerriglieri cubani di Che Guevara (incontrato nel 1959 in Egitto) e per gli algerini in rivolta contro l’occupante francese. Probabilmente, per gli stessi berberi fu importante l’esempio degli haitiani afrodiscendenti che lottarono vittoriosamente, all’inizio dell’800, contro la Francia coloniale, con una guerriglia che partiva dalle colline dell’isola caraibica.

Il condottiero della guerra anticoloniale nel Rif morì al Cairo il 6 febbraio 1963.

Per tutta questa serie di caratteristiche descritte, la Guerra del Rif, in Marocco, non si annovera soltanto come conflitto anticoloniale, ma rappresenta una guerra “moderna”, razzista e fascista, di sterminio della minoranza berbera. Il partito spagnolo Esquerra Republicana ha richiesto già da alcuni anni che lo Stato spagnolo si scusi con le popolazioni berbere del Marocco per l’utilizzo dei nocivi “gas mostarda” e chieda perdono, ma senza ottenere alcuna risposta.

Consultato: Vincent Courcelle-Labrousse, Nicolas Marmié, La guerre du Rif, Maroc 1921-1926, Parigi, Tallandier, 2008

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