Come Milano ha venduto la sua anima. Le vecchie élite non sono all’altezza dei nuovi soldi

 

Certo, Milano non è estranea alla corruzione. L’inchiesta “Mani pulite” degli anni Novanta, che alla fine ha portato alla distruzione della classe politica italiana del dopoguerra, è iniziata qui. Anche Silvio Berlusconi ha fatto i suoi milioni qui. Eppure, come spesso accade oggi in città, è difficile non percepire che la corruzione sia più frenetica e finanziarizzata che mai. Tra le solite accuse di coinvolgimento della mafia nelle Olimpiadi, i procuratori stanno anche indagando sul ruolo di Deloitte in un caso di sovrafatturazione. Nulla è stato provato, ma il lavoro di “servizi digitali” svolto dalla società di consulenza per l’evento è un simbolo oscuro della nuova economia cittadina.


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I milanesi amano i proverbi. Di qualsiasi cosa si tratti, hanno un proverbio per ogni cosa: dall’abbigliamento, al meteo, a come i ragazzi brutti possano crescere belli. Ma ciò che amano di più sono i proverbi sulla loro città: e su quanto siano fortunati a viverci. ” De Milan ghe n’è domà vun ” è forse il più famoso. “C’è una sola Milano”. Questa fiducia in se stessi, ormai in declino, ha a lungo caratterizzato il luogo, un centro commerciale per centinaia di anni, sede dell’industria della moda italiana e del Teatro alla Scala. I milanesi hanno tradizionalmente visto gli altri italiani come tristi sfortunati, privi della grazia o del rigore per avere successo. Non c’è da stupirsi, quindi, che i leader civici stiano definendo le Olimpiadi invernali come un ennesimo trionfo. Ospitate dalla città quest’anno, insieme a Cortina sulle Alpi, il sindaco locale ha già dichiarato i giochi “un’opportunità culturale e sociale”, con un budget di 1,9 miliardi di dollari investito in una serie di nuovi stadi.