Ciò che è accaduto in Serbia è straordinario!
Affrontare le rivendicazioni dei manifestanti richiederebbe un cambiamento sistemico: maggiori investimenti pubblici nell’istruzione e nell’edilizia abitativa, salari più alti, posti di lavoro più sicuri, una ridistribuzione economica (incentrata su chi accumula realmente ricchezza, non sui pensionati in generale) e una politica energetica razionale, che a sua volta richiederebbe un cambiamento radicale del paradigma geopolitico. Tuttavia, è difficile immaginare come tutto ciò possa essere realizzato nell’ambito dell’attuale architettura UE-NATO, che nessun partito importante sembra disposto a mettere in discussione. Nel frattempo, l’idea che il problema dei giovani emarginati di seconda generazione possa essere risolto attraverso una repressione ancora più pesante — o forse addirittura la «rimigrazione» — è poco più che una fantasia.
La domanda, quindi, è se i giovani d’Europa possano replicare ciò che è accaduto in Serbia. Si tratta di un paese che si trova ad affrontare una situazione demografica molto simile – una popolazione che invecchia e si riduce – eppure il suo movimento studentesco è riuscito a costruire una piattaforma che ha raccolto consensi trasversali alle generazioni, in parte evitando le ideologie tradizionali e unendosi attorno a un messaggio semplice e apartitico a favore del cambiamento. È ironico che oggi ciò sembri più difficile da realizzare nell’Occidente «liberaldemocratico» che in un paese abitualmente descritto come autoritario.
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Invece di promuovere gli investimenti di capitale in alleanza con l’industria e il governo, i pianificatori finanziari hanno sponsorizzato una parodia del libero mercato. Rendendosi conto che il reddito non tassato è libero di essere capitalizzato, acquistato e venduto a credito e pagato sotto forma di interessi, i banchieri hanno formato un’alleanza tra finanza, assicurazioni e immobiliare (FIRE) per liberare dalla tassazione la rendita fondiaria e la rendita di monopolio (così come i guadagni di “capitale” ottenuti grazie al debito).
