Quelli che seguono sono soltanto alcuni spunti di riflessione, privi di qualsivoglia pretesa di esaustività, a proposito di una tema che, negli ultimi quindici anni, è diventato in Europa di strettissima attualità1, per lo meno se si presta fede ai media e all’agenda politica dei governi, e se si considera l’adesione di ampi strati della classe media «colta» e «progressista» a questo genere di discorso2. Ci riferiamo alla questione del transgender.
Notiamo, per iniziare, che non è facile affrontare in modo razionale una tematica che va evidentemente a toccare corde emozionali profonde, e che suscita perciò, in generale, reazioni viscerali di adesione incondizionata o di altrettanto sprezzante rifiuto. Ci serviremo, qui di seguito, principalmente di alcune osservazioni di Emmanuel Todd, sociologo, antropologo e demografo francese, autore di Où en sont-elles? Une esquisse de l’histoire des femmes; il quale, per l’appunto, ha il merito di osservare il fenomeno con sguardo lucido e disincantato. Ciò non significa, d’altronde, che ci asterremo dall’esprimere un punto di vista «di parte».

Ciò che risulta più sorprendente, quando si considera il «fenomeno» transgender, è la dismisura che corre tra il numero estremamente esiguo di individui che vi sono direttamente implicati – a diversi livelli di autotrasformazione: vestiario, trattamenti ormonali, interventi chirurgici –, e il fatto che essa sia assurta, per molti governi occidentali e istituzioni internazionali, a «priorità politica assoluta» (OCSE, 2018).
Le indagini statistiche più serie, quelle cioè che non si limitano a computare come «persona transgender» chiunque si autodesigni come tale, calcolano, in effetti, che in un paese come gli Stati Uniti, il fenomeno non riguardi più dello 0,05% della popolazione – un massimo di 89.000 casi, che si riducono a poco più di 10.000, se si considerano unicamente i cambi di sesso dichiarati (dati del 2010)3.
Ma non basta: questa tendenza, che si suole presentare come una sacrosanta «lotta contro le discriminazioni e per i diritti delle minoranze sessuali» (a cui solo un reazionario potrebbe opporsi!), non si manifesta solo sul piano politico e giuridico, ma fa il paio, su quello ideologico, con una campagna propagandistica martellante (dall’industria culturale fino ai corsi di «educazione al genere» nelle scuole), che ha come target principale i giovani e i bambini, cioè – come ogni buon pubblicitario sa – le categorie sociologiche più manipolabili e propense al consumo. Le stesse indagini statistiche, non a caso, ci dicono che il «fenomeno» transgender presenta una maggiore incidenza nelle fasce d’età giovanili. E in effetti, esso ha preso piede, Oltreoceano, negli anni 2000, ovverosia dieci anni dopo l’inizio del lavorio ideologico che ha avuto come crogiolo le università e i salotti dell’intellighenzia liberal americani. Scrive Todd, astenendosi peraltro da ogni giudizio morale o di valore: «L’ideologia transgender è quindi anteriore all’aumento statistico del fenomeno. […] Io credo [quindi] in un’azione della società sui giovani della nostra epoca, che propone loro un rapporto incerto con l’identità sessuale.»4

Tuttavia, i dati statistici ci dicono anche altro; e in primo luogo che, tra coloro che hanno portato a termine la cosiddetta transizione di genere, il tasso di suicidi e la quota di persone con problemi psicologici diagnosticati, sono molto più elevati rispetto alla media della popolazione generale. Et pour cause. Come osserva lo stesso Todd, ciò che lascia più attoniti, nel leggere le testimonianze di coloro che si sottopongono a trattamenti ormonali o a operazioni chirurgiche per il cambio di sesso, è la completa sparizione del principio di piacere: «La vita sessuale non è più il soggetto. Il soggetto è l’identità»5; un’identità evidentemente disincarnata, decorporeizzata – e quindi instabile –, dove il corporeo-emozionale non solo è ridotto a mera appendice biologica, svalutato a corpo-macchina, ma, complici i «progressi» della scienza medica e della tecnologia, può essere manipolato e trasformato potenzialmente all’infinito6, per adattarlo ai mutevoli bisogni di quell’identità – tanto debole e instabile da essere completamente alla mercé di tutte le influenze sociali e ideologiche che la rimodellano senza sosta; così come senza sosta si aprono sempre nuove sfere d’investimento e nuovi mercati, dove produrre e smerciare le merci (beni o servizi) atti a soddisfare quei bisogni indotti.
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Si pensi, nel caso che ci occupa, al complesso medico-farmaceurico-industriale: «Nell’ultimo decennio, tutte le grandi aziende – [ma anche] le organizzazioni internazionali per i diritti umani e quelle non governative, [i fondi] di investimento globali, le banche, le istituzioni mediche, gli studi legali, i governi e gli enti educativi – hanno “scoperto” simultaneamente che il mondo naturale e le centinaia di migliaia di anni di evoluzione umana attraverso il dimorfismo sessuale, in qualche modo hanno sbagliato. C’è stato un grande errore. Si sta diffondendo l’idea che la scienza abbia scoperto che esistono centinaia, forse infiniti, sessi e che per manifestare il pieno potenziale nell’espressione di questi sessi alternativi, l’umanità abbia bisogno dell’intervento del complesso medico-industriale.»7.
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In questo senso, il transgender non è che una delle forme più estreme di una tendenza che attraversa tutte le iper-narcisistiche e iper-indivdualistiche società occidentali; e che raggiunge il massimo dell’aberrazione quando arriva a coinvolgere materialmente, e non solo ideologicamente, persino l’infanzia (è il caso dei bambini che hanno manifestato comportamenti disforici e che vengono sottoposti, da genitori e medici compiacenti, a costosissimi trattamenti ormonali per bloccarne la pubertà, e per «lasciare loro il tempo di decidere sul proprio “genere”»). Nota ancora Todd, a tal proposito, che dopo la scomparsa delle grandi identità collettive – religiose, nazionali, politiche e di classe –, «possiamo osservare, tra il 2000 e il 2020, la ricerca identitaria mutarsi in una autodistruzione attiva di ogni identità, di tutto ciò che potrebbe integrare l’individuo a un gruppo qualsivoglia. […] un disordine identitario generalizzato, il cui punto d’arrivo […] è un’ideologia diffusa, nichilista, che tenta di abolire la categoria fondamentale: l’opposizione uomo-donna»8; cioè quella che è stata, per 2 o 300.000 anni, la categoria alla base dell’identità (e del pensiero) della specie Homo sapiens.
Note
1 Con il consueto ritardo, allorché si tratta di mode culturali e fenomeni di costume, di pressapoco un decennio rispetto agli Stati Uniti.
2 «Un’analisi sociologica globale deve sottolineare che gli aderenti di massa a [questa] ideologia, i lettori del New York Times o del Guardian, sono piuttosto essi stessi implicati […] in un ritorno al matrimonio eterosessuale stabile. Queste coppie borghesi di over 35, lasciano le famiglie monoparentali agli ambienti popolari e i cambiamenti di sesso ai giovani.» (Emmanuel Todd, Où en sont-elles? Une esquisse de l’histoire des femmes, Seuil, Parigi, 2022, p. 353).
3 Ivi, p. 345.
4 Ivi, p. 352-353.
5 Ivi, p. 344.
6 Si tratta della tematica prediletta del cosiddetto transumanesimo, corrente «filosofica» neo-eugenetica, che intende promuovere l’ibridazione del corpo umano con le nuove tecnologie; lungi dall’essere una setta di pazzi furiosi che hanno magari letto troppi libri di fantascienza, questa ideologia conta tra i suoi aderenti alcuni importanti elementi delle élite capitalistiche occidentali, che controllano grandi società nel campo dell’industria medicale, di quella farmaceutica, delle biotecnologie, dell’informatica, dell’Intelligenza Artificiale etc.
7 Jennifer Bilek, Big Pharma, Big Tech e le identità sessuali sintetiche, disponibile qui: https://www.sinistrainrete.info/societa/30153-jennifer-bilek-big-pharma-big-tech-e-le-identita-sessuali-sintetiche.html.
8 Emmanuel Todd, op. cit., pp. 349-350.



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