Il diritto internazionale? In fondo in fondo, esso non esiste!

 

Venezuela, Groenlandia, Ucraina, Gaza: le violazioni del diritto internazionale si moltiplicano, portate avanti da potenze che sembrano voler sostituire la struttura interstatale nata nel 1945 con una logica imperiale. Dietro il ripetuto spettacolo della violazione delle norme, si rivela una crisi più profonda – non congiunturale ma strutturale – nelle ambivalenze stesse del fondamento del diritto internazionale e nelle forme eterogenee che assumono oggi gli imperialismi russo, americano e cinese nel loro rapporto con tale diritto.


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C’è un malessere nel diritto internazionale. Niente di nuovo, si dirà, tanto è comune elencare le violazioni flagranti e umilianti che gli vengono inflitte dalle politiche di potere. Venezuela, Groenlandia, Ucraina, Gaza… l’elenco dei nomi propri attorno ai quali si snodano le nostre lamentele è aperto. Quello che, sotto la penna di Kant, era definito un «progetto di pace perpetua» sembra talvolta ridotto a un «progetto di indignazione perpetua», come se l’unico effetto di questo diritto fosse quello di riportarci alla constatazione che, in fondo, esso non esiste.