Il ricercatore di Oxford che ha fatto luce sul Partenone

La ierotopia di un tempo e del nostro

Il Partenone, come lo vede Juan de Lara, non era né freddo né bianco. Era un luogo caldo, un luogo d’oro e incenso, un luogo in continuo movimento. Una coreografia di incontri. Una teologia visiva. O, per prendere in prestito un termine da un campo che egli stesso cita: ierotopia. «Questa idea è ciò che oggi chiamiamo ierotopia: la creazione dello spazio sacro come forma unica di creatività umana. Creiamo il sacro attraverso la ritualità, la ripetizione o attraverso materiali ed esperienze eccezionali. Dai Greci abbiamo ancora molto da imparare. Vivevano in un mondo dinamico e innovativo, ma hanno conservato i loro valori e il loro spirito. Penso che questa sia una lezione che vale la pena ricordare”.

Questo è forse il trionfo silenzioso di questa ricostruzione digitale. Non la sua fedeltà, né la sua accuratezza, ma la sua capacità di ripristinare l’intenzione. A ricordarci che il passato non era immobile. Si muoveva. Brillava. Aveva un significato.

E a volte, all’ombra dei nostri tempi e del nostro mondo, continua a farlo.


La lettura di acro-polis.it, Quotidiano di idee, per la Libertà, la Pace e la Giustizia sociale e climatica è gratuita, ma la pubblicazione non è gratuita, ha dei costi. Se ti piace il contenuto:

Aiutaci a rimanere Paywall-free ♥ Contribuisci acquistando i volumi delle nostre collane di libri su carta, e delle edizioni di www.asterios.it


https://www.asterios.it/catalogo/liliade-o-il-poema-della-forza


 

Qualcosa sullo schermo prende vita. Ciò che un tempo erano rovine e frammenti – e congetture – ora risplende ricostruito, restaurato, illuminato. L’interno del Parthenon appare; è presente ed è un po’ strano. Raggi di luce solare filtrata illuminano una figura colossale, con le mani d’avorio semiluminate, lo sguardo scolpito dall’ombra. L’oro si rifrange, il marmo respira, l’incenso aleggia nell’aria. La dea Athena emerge, non da un bagliore, ma dall’oscurità. E improvvisamente, il passato sembra meno lontano di quanto abbiamo imparato a credere o a sentire.