La ierotopia di un tempo e del nostro
Il Partenone, come lo vede Juan de Lara, non era né freddo né bianco. Era un luogo caldo, un luogo d’oro e incenso, un luogo in continuo movimento. Una coreografia di incontri. Una teologia visiva. O, per prendere in prestito un termine da un campo che egli stesso cita: ierotopia. «Questa idea è ciò che oggi chiamiamo ierotopia: la creazione dello spazio sacro come forma unica di creatività umana. Creiamo il sacro attraverso la ritualità, la ripetizione o attraverso materiali ed esperienze eccezionali. Dai Greci abbiamo ancora molto da imparare. Vivevano in un mondo dinamico e innovativo, ma hanno conservato i loro valori e il loro spirito. Penso che questa sia una lezione che vale la pena ricordare”.
Questo è forse il trionfo silenzioso di questa ricostruzione digitale. Non la sua fedeltà, né la sua accuratezza, ma la sua capacità di ripristinare l’intenzione. A ricordarci che il passato non era immobile. Si muoveva. Brillava. Aveva un significato.
E a volte, all’ombra dei nostri tempi e del nostro mondo, continua a farlo.
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