Gli uomini forti della Silicon Valley vogliono guidare l’Occidente. Il futuro appartiene ai tecno-autocrati

Il secondo mandato di Trump potrebbe benissimo diventare la storia dell’ascesa politica della Silicon Valley.


 

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In un’epoca che corre verso l’artificializzazione totalitaria del mondo, Luciano Boi e Stefano Isola pongono la domanda essenziale: quale sarà il posto dell’uomo nella società futura? La direzione dei mutamenti in atto sta conducendo, infatti, verso una crescente marginalizzazione del contributo umano dagli accadimenti significativi dell’esistenza, esiliando l’uomo nel “regno dell’insignificanza”, alla periferia di un universo rifondato sull’imperio degli algoritmi, sul “non pensiero” dell’intelligenza artificiale, sulla volontà di potenza di macchine che simulano intenzioni e decisioni umane, rovesciando il principio di utilità della tecnica in quello di utilità per la tecnica.

Il “regno dell’insignificanza” è quello dove i corpi sono sostituiti dai profili; le relazioni dalle connessioni; la comunità dalla community; la città dalla smart city; la politica dalla governance; la scuola dall’eduverso; il linguaggio dal messaggio; le professioni dai robot.

Quando, nel 1519, la notizia dell’arrivo di Hernán Cortés giunse nella capitale azteca, l’imperatore Montezuma II convocò i suoi consiglieri. Alcuni lo esortarono a sgominare la piccola banda di intrusi; altri lo avvertirono che gli stranieri possedevano poteri apparentemente soprannaturali: avevano corpi di metallo, armi che sputavano fuoco e cavalcavano grandi bestie che comandavano come dei. Incapace di scegliere tra paura e forza, Montezuma decise di tergiversare: inviò doni ai conquistadores, intimando loro di non avanzare. La sua esitazione si rivelò fatale.