Seconda ristampa
Quando nel dopoguerra in Italia si costituisce un partito di estrema destra, il Movimento Sociale Italiano (MSI), molti dei suoi fondatori e dirigenti sono persone che hanno partecipato e combattuto per la Repubblica di Salò. Per cui è difficile chiamarlo partito “neofascista”, è la continuazione del partito di Mussolini, anche la scelta del nome lo dice (Repubblica Sociale Italiana, RSI – Movimento Sociale Italiano, MSI). In Germania questo non è avvenuto, né la Deutsche Reichspartei (1950), né la NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands, 1964) ebbero una così diretta e immediata provenienza dal partito nazista. Ma qui non intendo riassumere i fatti accaduti, intendo parlare di come è stata costruita la memoria di questi fatti e di come questa memoria sia servita a creare una nuova identità nazionale e una nuova coscienza collettiva. Grazie al movimento di resistenza l’Italia alla fine della guerra non era stata considerata una potenza sconfitta, come la Germania, ma una nazione “cobelligerante”, che aveva contribuito alla vittoria delle truppe alleate. In un certo senso con la Resistenza l’Italia si è autoassolta dei crimini che le sue truppe hanno commesso accanto alla Wehrmacht e accanto alle SS, facendo dimenticare anche quei crimini che aveva commesso l’esercito italiano in Africa, nelle sue ex colonie, dalla Libia all’Etiopia. Da qui il proliferare di miti, di mezze verità, come quello che “l’Italia si è liberata dal fascismo da sola” oppure il mito degli “Italiani brava gente”. I “cattivi” sarebbero stati soltanto i tedeschi, soltanto il nazismo sarebbe stato responsabile dei Lager di sterminio – dimenticando che gli Italiani sia dell’esercito regio che della Repubblica di Salò e la polizia fascista hanno contribuito all’arresto e alla deportazione di ebrei, hanno scortato i treni che portavano ebrei e antifascisti nei Lager, hanno preso parte ai rastrellamenti e alle rappresaglie, mentre molti semplici cittadini italiani hanno denunciato i loro vicini di casa, perché antifascisti o ebrei, provocando la loro eliminazione.
Autore: Sergio Fontegher Bologna (Trieste, 1937) ha insegnato in diverse Università italiane ed estere Storia del Movimento Operaio e della Società Industriale pubblicando i risultati delle sue ricerche su riviste non accademiche (in particolare su “Quaderni Piacentini”, “Primo Maggio” e “1999. Zeitschrift zur Sozialgeschichte”). Sospeso dall’insegnamento, ha scelto la carriera di libero professionista nel campo del lavoro portuale e dello shipping, dove ha avuto incarichi presso organi centrali dello Stato, enti pubblici e imprese pubbliche e private. In questo campo ha dato dei contributi scientifici come Le multinazionali del mare, pubblicato nel 2010 dalle edizioni Egea, vicine all’Università Bocconi di Milano, cui hanno fatto seguito Banche e crisi: dal petrolio al container (2013) e Tempesta perfetta sui mari: il crack della finanza navale (2017) presso Derive&Approdi di Roma. Ha pubblicato con Asterios Ritorno a Trieste. Scritti over 80, 2017-2019, Fine del lavoro come la fine della storia?, (2020) e ha curato il volume Agli inizi del container. Il ‘Lloyd Triestino’ e le rotte per l’Australia (2021). È tornato di recente alla storia con Tre lezioni sulla storia (Mimesis Editore, Milano, 2023) e con le tre lezioni su Anni 70: i protagonisti dimenticati presso la Casa della Cultura di Milano, disponibili su You Tube. Dal 2014 presiede l’Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi (AIOM) di Trieste, che pubblica mensilmente online la “Newsletter AIOM”.