Il libro porta avanti un’esplorazione critica del concetto di umiltà, articolata in due momenti: «Lineamenti» e «Ricognizioni». Il primo momento, dove si enucleano i caratteri strutturali dell’umiltà, muove da un’analisi etimologica della parola stessa. Umiltà, in latino humilitas, viene da humus: suolo, bassura, terreno. Cosa che ci ricorda che noi uomini (anche homo viene da humus) siamo rimessi sempre alla nostra finitezza e ai nostri limiti naturali che possiamo trasgredire solo peccando di tracotanza. Altri caratteri strutturali dell’umiltà sono dati poi dal fatto che essa può essere intesa anche come una forma di perdono, nonché presenta un alto tasso di criticità che la porta fino al punto di autocontraddirsi, nel senso che se crediamo di averla, ciò è segno che non l’abbiamo; se crediamo di non averla, ciò è segno, invece, che l’abbiamo. Inoltre, è una virtù discreta che “ama nascondersi” ed è animata da una forte indole empatica e relazionale. Nel secondo momento, vengono esaminate le concezioni dell’umiltà di un santo (s. Francesco), di uno scrittore (A. Manzoni), di una giovane scrittrice (E. Hillesum) e di sette filosofi – medioevali (Meister Eckhart), moderni (B. Spinoza, A. Rosmini) e contemporanei (M. Scheler, N. Hartmann, R. Guardini, S. Weil, E. Lévinas, I. Murdoch) –, i quali, nella loro riflessione, le hanno riservato un’attenzione particolare.
Autore: Giuseppe D’Acunto, dopo aver insegnato presso le Facoltà di Filosofia della «Sapienza» e dell’Università Europea di Roma, ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale, per la seconda fascia, per la classe «Estetica e Filosofia dei linguaggi». Tra le sue ultime pubblicazioni, tutte presso la Casa editrice Asterios di Trieste: Ferita. L’occhio che guarda verso dentro e verso fuori (2021), Attesa. La passione e il sentimento del tempo (2021) e Respiro. Il ritmo della porosità del vivente (2022).